Alzheimer: Comunità Sant’Egidio, “diminuita a Roma l’assistenza ai malati, occorre sostenere con urgenza le famiglie”

“A Roma è diminuita l’assistenza ai malati di Alzheimer, occorre sostenere con urgenza le famiglie”. Questo l’appello che la Comunità di Sant’Egidio rivolge oggi all’assessorato alla persona, scuola e comunità solidale del Comune di Roma. Stando agli ultimi dati, su tutto il territorio romano solo 59 persone, nel 2017, usufruivano di un’assistenza domiciliare specifica. I centri diurni (servizi semiresidenziali) fino all’anno scorso potevano accogliere circa 540 persone alla settimana. “Con la nuova organizzazione – afferma Sant’Egidio – tale disponibilità viene ridotta di quasi un quinto. Si tratta di circa 100 anziani che non potranno più accedere ai centri diurni. Con quali alternative?”. Nella nuova organizzazione del 2018 è stata introdotta la possibilità per alcuni anziani, dimessi dai Centri diurni perché considerati troppo gravi, di usufruire dell’assistenza domiciliare, erogata però solo per due mesi, quando ovviamente si tratta di persone che continueranno ad avere bisogno di cure anche dopo. “Proprio nel momento di maggiore necessità e fragilità – commentano dalla Comunità di Sant’Egidio –, i malati rimangono quindi, in grandissima maggioranza, assistiti solo dai familiari, talvolta unicamente dal coniuge, spesso anziano. Chi ha risorse economiche, ricorre all’aiuto di un assistente familiare, per gli altri l’unica soluzione resta l’istituzionalizzazione con tutte le conseguenze negative che questa comporta per il malato e la sua famiglia e con i costi che impone, sempre più insostenibili, per i conti pubblici”. A fronte di un accertato aumento del numero di malati di Alzheimer, la Comunità di Sant’Egidio evidenzia: “Sarebbe opportuno chiedersi quali risorse economiche, interventi, professionalità, idee mettere in campo per sostenere con urgenza i cittadini affetti da Alzheimer e le loro famiglie nel percorso difficile di una malattia che li mette a dura prova. Un compito che dovrebbe riguardare in primo luogo chi, per dovere istituzionale, è preposto a programmare interventi sociali appropriati”.

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