Papa Francesco: incontro abusi in Vaticano, “esame di coscienza” per “azioni concrete”

Un “mea culpa” per errori, omissioni, sottovalutazioni del fenomeno, mancanza di ascolto delle vittime. A pronunciarlo è stato il Papa, nell’esame di coscienza proposto ai 190 partecipanti all’incontro in Vaticano su “La protezione dei minori nella Chiesa”. Nella Sala Regia, l’intenzione di Francesco è chiara, già nella preghiera prima delle letture: “Donaci il coraggio di dire la verità e la sapienza per riconoscere dove abbiamo peccato e abbiamo bisogno di misericordia; riempici di pentimento sincero e donaci il perdono e la pace”. Dopo l’allocuzione, il Papa parte dalla parabola del Padre misericordioso, che “ci mostra che Dio offre perdono e speranza per il futuro”. Il figlio che ha lasciato il Padre, si legge nel Vangelo di Luca, non riesce a rimanere a distanza, ma si sente di dover riconoscere la propria colpa, di pentirsi, di ritornare al Padre”. “Per tre giorni ci siamo parlati e abbiamo ascoltato le voci di vittime sopravvissute a crimini che minori e giovani hanno sofferto nella nostra Chiesa”, dice Francesco facendo una prima sintesi dell’incontro senza precedenti da lui convocato in Vaticano per contrastare gli abusi: “Ci siamo chiesti l’un l’altro: ‘come possiamo agire responsabilmente, quali passi dobbiamo ora intraprendere?’ Per poter entrare nel futuro con rinnovato coraggio, dobbiamo dire, come il figlio prodigo: ‘Padre, ho peccato’. Abbiamo bisogno di esaminare dove si rendono necessarie azioni concrete per le Chiese locali, per i membri delle Conferenze episcopali, per noi stessi. Ciò richiede di guardare sinceramente alle situazioni creatasi nei nostri Paesi e alle nostre stesse azioni”.

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