Incontro abusi in Vaticano: confessione delle colpe, “non siamo riusciti a proteggere” le vittime, “abbiamo protetto dei colpevoli”

Il momento per l’assunzione collettiva delle proprie colpe, all’insegna della concretezza chiesta dal Papa fin dall’inizio dei lavori e della collegialità e sinodalità come tratti distintivi dell’agire ecclesiale, è il “Kyrye”, momento culminante della celebrazione penitenziale presieduta dal Papa nella Sala Regia, a chiusura della terza giornata dell’incontro in Vaticano su “La protezione dei minori nella Chiesa”. Dopo l’esame di coscienza chiesto da Francesco, il Kyrie si è snodato sotto forma di interrogativi pressanti e urgenti, che diventano una consegna esigente per ciascuno dei 190 partecipanti, una volta tornati nei loro Paesi. Tre i blocchi di interrogativi relativi alle ferite passate: “Quali abusi sono stati commessi contro minori e giovani al clero e da altri membri della Chiesa nel mio Paese? Che cosa so delle persone che nella mia diocesi sono state abusate e violate da preti, diaconi e religiosi?”. “Come nel mio Paese la Chiesa si è comportata con quanti hanno subito violenze di potere, di coscienza e sessuali? Quali ostacoli abbiamo messo nel loro cammino? Li abbiamo ascoltati? Abbiamo cercato di aiutarli? Abbiamo cercato giustizia per loro? Sono stato all’altezza delle mie responsabilità personali?”. “Nella Chiesa del mio Paese, come ci siamo comportati con vescovi, presbiteri, diaconi e religiosi accusati di violenze carnali? Come, nei riguardi di coloro i cui crimini sono stati appurati? Che cosa ho fatto di persona per impedire le ingiustizie e garantire la giustizia? Che cosa ho trascurato di fare?”. Un altro gruppo di domande allarga l’attenzione sulle conseguenze più vaste degli abusi: “Nei nostri Paesi, quale attenzione abbiamo prestato alle persone la cui fede è stata scossa, che hanno sofferto e sono state indirettamente ferite da questi terribili fatti? Esistono delle forme di aiuto per le famiglie e i parenti delle vittime? Abbiamo aiutato la gente delle parrocchie dove gli accusati e i colpevoli hanno agito? Mi sono impegnato ad accompagnare la sofferenza di queste persone?”. E ancora: “Quali passi abbiamo intrapreso nei nostri Paesi per impedire nuove ingiustizie? Abbiamo operato per essere coerenti nel nostro modo di agire? Siamo stati coerenti? Nella mia diocesi, ho fatto il possibile per procurare giustizia e guarigione alle vittime e a quanti con esse hanno sofferto? Ho trascurato ciò che è importante?”. Poi la confessione delle colpe, con cui si è concluso il Kyrie: “Confessiamo che vescovi, presbiteri, diaconi e religiosi nella Chiesa hanno commesso violenze nei confronti di minori e di giovani e che non siamo riusciti a proteggere coloro che avevano maggiormente bisogno della nostra cura. Confessiamo che abbiamo protetto dei colpevoli e abbiamo ridotto al silenzio chi ha subito del male. Confessiamo che non abbiamo riconosciuto la sofferenza di molte vittime e non abbiamo offerto aiuto quand’era necessario. Confessiamo che spesso noi vescovi non siamo stati all’altezza delle nostre responsabilità. Confessiamo che abbiamo peccato in pensieri, parole, opere e omissioni. Signore Gesù Cristo, imploriamo la tua misericordia su noi peccatori. Chiediamo perdono per i nostri peccati. Chiediamo la grazia di superare l’ingiustizia e di praticare la giustizia verso le persone affidate alle nostre cure”.

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