Europa: card. Bagnasco, “unità per non diventare mercato a basso costo per il resto del mondo”

“Ritengo opportuno ribadire che la Chiesa, e innanzitutto i vescovi di tutto il continente, crede fermamente nell’Europa, nella sua cultura cristiana, nella sua spinta umanistica, nonostante ombre e ritardi che la storia registra”. Ad affermarlo il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente del Ccee, nel discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico regionale ligure. “La chiesa – ha detto ancora il porporato – crede nell’Europa, sul filo anche di ormai molti interventi dei pontefici, da Paolo VI a San Giovanni Paolo II, da papa Benedetto all’attuale papa Francesco – e crede nel suo futuro e nella sua missione che non è di tipo economico, ma primariamente di ordine spirituale ed etico” e questo “è un punto un importante proprio per un ripensamento, come sollecita il Santo Padre, del cammino europeo”. “I vescovi europei credono nell’unione – ha precisato ancora il porporato – e ritengono che l’Europa divisa sarebbe un dramma, forse la fine del continente”, sono convinti che “quanto più le spinte divisive sono forti, tanto più c’è bisogno di unità” e che “le spinte centrifughe devono essere considerate con serietà, non con supponenza.”

“Di fronte alla globalizzazione – ha proseguito – è evidente che solo insieme è possibile vivere, per non diventare un mercato a basso costo per il resto del mondo”. Infatti, “gli interessi economici di potenze antiche e nuove sono palesi”, ha detto il cardinale, per cui “tocca all’Europa fare fronte in modo unitario per non essere dilaniata”. Ma “ciò sarà possibile solo con una rinnovata consapevolezza e con un saggio ritorno alle origini” anche se “questo significa, innanzitutto, fare un onesto esame di coscienza e una verifica intelligente del percorso svolto fino ad oggi su almeno tre fronti: vedere le conquiste raggiunte, individuare le difficoltà, riconoscere gli errori sapendo che la verità non deve essere sostituita dal consenso, né la tradizione dalle abitudini”. Il porporato, ha poi aggiunto che “l’economia e la finanza sono piedi d’argilla che non sono in grado di reggere l’edificio e possono diventare impedimento per realizzare la casa dei popoli e l’Europa delle nazioni”. I padri fondatori, Schuman, De Gasperi e Adenauer, infatti, “molto più che ad una unione, pensavano ad una comunità” che è “espressione visibile della comunione che è di ordine spirituale, morale, culturale” perché “i soli interessi materiali non possono creare lo spirito comunitario, non possono sostenere né la speranza, né il sacrificio, né la gioia di camminare insieme”.

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