Sanità: don Angelelli (Cei), “la malattia è una sfida al sistema e ci chiama a difendere i più fragili”

“Le strutture sanitarie cattoliche devono imparare a concentrarsi su obiettivi comuni, pur mantenendo le proprie identità e il proprio carisma fondante”. Ne è convinto don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, oggi in visita alla Nostra Famiglia di Bosisio Parini. “Per questo – prosegue – sto cercando di creare luoghi di incontro con strutture come la vostra, che hanno la responsabilità di generare sistemi di sostegno e di supporto”. Si parla quindi di pubblico e privato e soprattutto del privato non profit: “dobbiamo cercare insieme modelli gestionali sostenibili, ma mai dimenticarci dei nostri valori fondanti, in primis la tutela del diritto alla vita”. Al centro dell’incontro quel mondo complesso, fragile e spesso poco raccontato del bambino con disabilità, “senza dimenticare le famiglie, per le quali manca da parte dello Stato una rete di supporto”. “Da più di 70 anni stiamo cercando di inquadrare la disabilità e la fragilità in un percorso esistenziale”, spiega la presidente dell’Associazione Luisa Minoli, “con particolare attenzione ai bambini. La nostra missione, infatti, è tutelare la dignità e migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità, specie quelle in età evolutiva”. “Si parla tanto di cronicità e poco di età evolutiva: viviamo in un contesto sociosanitario a cui importa poco del bambino e ancor meno del bambino con disabilità”, le fa eco il direttore sanitario Massimo Molteni: “Ecco, il piccolo con fragilità è al centro del nostro operare, per questo siamo dei folli, ma sempre e tenacemente dalla parte dei bambini”. Al termine della giornata, che ha visto anche un tour per i reparti e la presentazione dell’attività di ricerca biomedica e riabilitativa, don Angelelli conclude: “La grande illusione è quella di un mondo di perfetti: per questo la malattia è una sfida al sistema che ci interroga in modo profondo e noi dobbiamo difendere i più fragili dei fragili, cioè i bambini”.

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