Incontro abusi in Vaticano: Ghisoni, serve corresponsabilità tra vescovi e laici, creare “commissioni consultive indipendenti” e “rivedere normativa del segreto pontificio”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“L’avvio, in sede locale, su base diocesana o regionale, di consigli che operino in maniera corresponsabile con i vescovi e superiori religiosi, supportandoli in questo compito con competenza e fungendo da luogo di verifica e discernimento rispetto alle iniziative da intraprendersi, pur senza sostituirsi a loro né ingerire in decisioni che ricadono sotto la diretta responsabilità giurisdizionale del vescovo o del Superiore, può costituire un esempio e un modello di una sana collaborazione di laici, religiosi, chierici nella vita della Chiesa”. È una delle proposte contenute nella terza e ultima relazione della seconda giornata dell’incontro in Vaticano su “La protezione dei minori della Chiesa”, tenuta da Linda Ghisoni, sottosegretario per la Sezione per i fedeli laici del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Secondo l’esperta, per realizzare una vera corresponsabilità nella lotta agli abusi “è auspicabile che nel territorio di ciascuna Conferenza episcopale siano create Commissioni consultive indipendenti per consigliare e assistere i vescovi e i superiori religiosi e promuovere un livello uniforme di responsabilità nelle diverse diocesi”. Tali Commissioni siano composte da laici, senza che si escludano religiosi e chierici”. Non si tratterebbe, ha specificato la relatrice, “di persone che giudicano i vescovi, ma di fedeli che prestano il loro consiglio e assistenza ai pastori, anche valutandone con criteri evangelici l’operato, e che altresì informano i fedeli tutti del territorio riguardo alle procedure appropriate”. Tali Commissioni consultive nazionali, a loro volta, “mediante relazioni e riunioni periodiche tra loro, potranno contribuire ad assicurare una maggiore uniformità di pratiche e un confronto sempre più efficace, in modo che le Chiese particolari imparino l’una dall’altra in spirito di reciproca fiducia e comunione, con lo scopo di assumersi e condividere fattivamente la preoccupazione per i più piccoli e vulnerabili”. Nelle Linee guida nazionali, dunque, per Ghisoni dovrebbe essere inserito “uno specifico capitolo che determini motivi e procedure di accountability, affinché i vescovi e i superiori religiosi stabiliscano una procedura di verifica ordinaria del compimento di quanto previsto e una motivazione delle azioni intraprese o meno, così da non trovarsi a dover giustificare successivamente le ragioni di un determinato comportamento, assoggettandolo alle esigenze del momento, magari legato ad un’azione difensiva”. Da valutare, infine, “l’ opportunità di un ufficio centrale – non di accountability che è invece da valutarsi in sede locale – che promuova la formazione di questi organismi in una identità propriamente ecclesiale, solleciti e verifichi con cadenza regolare il corretto funzionamento di quanto avviato a livello locale, con una attenzione alla correttezza anche dal punto di vista ecclesiologico, in modo che i carismi e ministeri in campo siano tutti adeguatamente rappresentati e ciascuno possa contribuire con il proprio specifico apporto preservando altresì la libertà di ciascuno”. Per la relatrice occorrerà, infine, “rivedere l’attuale normativa sul segreto pontificio, in modo che esso tuteli i valori che intende proteggere, ossia la dignità delle persone coinvolte, la buona fama di ciascuno, il bene della Chiesa, ma nello stesso tempo consenta lo sviluppo di un clima di maggiore trasparenza e fiducia, evitando l’idea che il segreto venga utilizzato per nascondere problemi anziché per proteggere i beni in gioco”.

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