Mano bionica: Rossini (Università Cattolica), “sensazioni comparabili a quelle percepite da un arto in carne ed ossa”

“Questo importante risultato segue di poco il nostro recente studio pubblicato su Annals of Neurology dove abbiamo dimostrato nei pazienti coinvolti che è possibile utilizzare a lungo termine (molti mesi) questo tipo di tecnologia esplorandone anche la valenza clinica. Inoltre, nei pazienti con dolore da ‘arto fantasma’ (dolore percepito nella mano amputata) la mano robotica sensorizzata ha determinato un sensibile miglioramento della sintomatologia”. Lo afferma Paolo Maria Rossini, direttore dell’Area di neuroscienze della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs – Università Cattolica sede di Roma, presentando oggi all’Accademia dei lincei la ricerca scientifica, durata dieci anni, che ha condotto alla realizzazione della prima mano bionica in grado di restituire percezioni e sensazioni tattili perdute a persone amputate. Rossini, responsabile clinico degli studi, spiega che queste ricerche “aprono alla realizzazione di arti bionici in grado di dare al paziente informazioni che giungono dal mondo esterno e contemporaneamente di reagire in risposta agli stimoli ricevuti (protesi bidirezionali), e in grado di trasmettere sensazioni più ricche e comparabili a quelle percepite da un arto in carne ed ossa. I risultati ottenuti complessivamente depongono a favore di un futuro utilizzo in ambito clinico delle protesi bidirezionali”. Giovanni Raimondi, presidente della Fondazione Gemelli, sottolinea il “valore fondamentale dell’innovazione tecnologica e della ricerca clinica al servizio dei malati, che è la missione di un Irccs quale è il Policlinico Gemelli”.

 

 

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