Gioco d’azzardo: mons. D’Urso (Consulta antiusura), “fenomeno fuori controlo. Aprire percorsi di ‘economia di comunione'”

“L’azzardo è un fenomeno che va contrastato sul piano della prevenzione, della legalità, della giustizia, dell’economia politica e della salute pubblica. Questa diffusa piaga sociale non può essere relegata a una banale preoccupazione: essa attiene la stabilità economica e sociale del Paese e la salute dei cittadini”. Lo ha affermato il presidente della Consulta nazionale antiusura “Giovanni Paolo II”, mons. Alberto D’Urso. È intervenuto nel corso del convegno nazionale “Azzardo: per una svolta istituzionale a tutela della persona e del bene comune” che si è tenuto questa mattina nella sala conferenze del Seminario arcivescovile di Palermo.
“L’azzardo è una delle principali cause di indebitamento e di usura delle famiglie italiane. Il suo consumo – ha detto mons. D’Urso – è ormai ‘fuori controllo’ per stessa ammissione di non pochi esponenti delle Istituzioni. Siamo di fronte ad una deriva non solo economica, ma anche esistenziale. Ci sono persone che a causa dei debiti o per coprire le insolvenze da azzardo compiono gesti inconsulti a danno di se stessi, dei familiari e dell’intera collettività. Per questa ragione abbiamo concordato nel Direttivo nazionale della Consulta di invitare intorno ad unico tavolo i rappresentanti delle istituzioni, i presidenti delle Fondazioni regionali antiusura ed esperti che si interfacciano con i fenomeni dell’azzardo e dell’usura”. A questa prima tavola rotonda di Palermo per l’Italia meridionale, infatti, ne seguirà un’altra a Torino il 9 aprile per le Fondazioni dell’Italia settentrionale e un’altra ancora a Roma il 10 aprile per il Centro Italia. “I poveri, che in questi anni sono diventati sempre più numerosi, non possono essere ignorati: riflettendo sulle loro situazioni – ha osservato a Palermo il presidente della Consulta nazionale antiusura -, essi vanno recuperati alla nostra attenzione e devono diventare i protagonisti delle scelte del mondo economico e della politica, altrimenti non se ne esce. È necessario pertanto aprire percorsi di ‘economia di comunione’ in cui l’approccio è capovolto: bisogna considerare gli attori dell’economia come persone che entrano in relazione le une con le altre per collaborare e condividere i beni propri e quelli degli altri”. “La cultura dell’individualismo semina e genera disperazione, quella della condivisione è legata alla responsabilità personale, familiare, aziendale e politica. È l’unica alternativa – ha aggiunto mons. D’Urso, chiamando alla collaborazione istituzioni, comunità religiose, volontariato, agenzie educative – per costruire una società in cui, per dirla con Papa Francesco, tutti si ‘lasciano contagiare dalla speranza’ perché sempre più numerosi siano coloro che escono dal tunnel dell’usura e dell’azzardo”.

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