Francia: Greiner (La Croix), “piaga dell’antisemitismo riguarda tutti”

“Martedì mattina, la prefettura di Bas-Rhin ha annunciato la scoperta della profanazione di 96 tombe del Cimitero ebraico di Quatzenheim, a nord-ovest di Strasburgo. Un atto atroce che si aggiunge alla lista già troppo lunga di atti antisemiti, fra cui insulti, violenza sulle persone o ancora attacchi contro luoghi di culto o luoghi della memoria, durante questi ultimi mesi”. Il quotidiano cattolico francese La Croix dedica l’intera prima pagina, l’editoriale (firmato da Dominique Greiner) e le cronache interne all’ondata antisemita che attraversa il Paese, e che ha generato una forte risposta popolare. “Questi segni di odio che vanno al cuore della nostra società fanno appello a ciascuno dei nostri concittadini a un sussulto di fraternità “, sottolinea un comunicato dei vescovi di Francia, ripreso dall’editoriale del giornale intitolato “Responsabilità comune”. “La piaga dell’antisemitismo riguarda tutti i francesi: le manifestazioni di odio o l’intolleranza – vi ci legge – sono un attacco ai valori della Repubblica”.
Cosa fare? – si chiede il giornale. “Coloro che sono scesi in piazza ieri per denunciare la ‘banalizzazione dell’odio’ sanno bene che il loro gesto non metterà fine alle offese antisemite. Ma, rispondendo al richiamo della classe politica, essi hanno voluto manifestare la loro solidarietà alla comunità ebraica, così come il loro attaccamento al modello repubblicano che offre un quadro normativo di protezione alle persone nel rispetto delle loro appartenenze comunitarie”. Al fondo di questi atti potrebbero esserci anche “le manifestazioni d’odio che circolano impunite sui social network”. La risposta non può però solo essere “la coercizione” o “la repressione”, che non contribuiscono di per sé “a far cambiare le mentalità e le convinzioni, specialmente in coloro che sono immersi in un’atmosfera di cospirazione”. Gli atti antisemiti, compiuti da individui isolati, possono essere “frutto di una disperazione economica, culturale e sociale che li favorisce”. “Di questo – conclude il giornale – noi tutti siamo responsabili”.

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