Corridoi umanitari: Zuccolini (S. Egidio), simbolo di resistenza all’inumanità, allargare il modello

Un “simbolo di resistenza all’inumanità che ha un forte impatto culturale”. Così Roberto Zuccolini, della Comunità di Sant’Egidio, ha definito i corridoi umanitari, un’esperienza “dirompente dal punto di vista del messaggio perché dimostra che un’alternativa umana è realizzabile”. “In tre anni, da quando cioè i corridoi sono iniziati con l’impegno dei cattolici e delle Chiese protestanti, sono entrate in Europa 2.363 persone e in Italia 1.943 di cui 1.446 dal Libano e 21 profughi arrivati da Lesbo per volere di Papa Francesco. Sono arrivate nel nostro Paese anche 497 persone dall’Etiopia grazie all’accordo con Caritas e Cei”, ha elencato Zuccolini che è intervenuto oggi a “Siamo noi l’Europa che accoglie”, l’evento promosso alla Camera dei Deputati a conclusione della Campagna “Welcoming Europe” lanciata da oltre 140 organizzazioni  alla Commissione Ue per cambiare alcune norme in materia di tutela dei diritti e migrazioni. Il modello dei corridoi umanitari, ha spiegato, “si è diffuso in Belgio dove sono arrivate 150 persone, in Francia dove sono entrati in 263 e in Andorra dove sono stati accolti in 7” mentre sono in corso “trattative con Spagna e Portogallo”. Queste cifre, ha rilevato Zuccolini, sono “poco rispetto alla domanda, ma dicono che la società civile può fare molto”. Si tratta infatti di “cifre scandalose per gli Stati dell’Unione che dovrebbero dare un serio esame di coscienza”, ha scandito Zuccolini per il quale oltre ad “allargare questo modello” è necessario “riaprire gli ingressi regolari per lavoro, dal momento che in Italia ne abbiamo bisogno, ad esempio nel campo dell’assistenza”.

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