Migranti: don Colmegna (Casa della carità), “il Vangelo non è un simbolo da agitare per segnare l’appartenenza a una fazione”

“Per fronteggiare esclusione, egoismi e respingimenti più che parlare di ‘disobbedienza civile’, occorrerebbe affermare ‘obbedienza’ ai valori della Carta costituzionale”. Lo scrive don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della carità, nel numero di febbraio di Vita pastorale, anticipato al Sir. “L’orizzonte è quello della fraternità. La vita di una persona va al di là del luogo di nascita, ma ha dentro di sé una dimensione universalistica che ci fa essere tutti figli di Dio. E, per questo, fratelli”, aggiunge il sacerdote. Nelle sue parole la richiesta di “quello che Papa Francesco chiama ‘cambiamento di mentalità’”. “È un’esigenza di carità e di giustizia – spiega don Colmegna – a muovere la nostra richiesta di governare un fenomeno complesso e sfaccettato, con misure che non calpestino il nostro senso di umanità (salvando, ad esempio, la vita di chi rischia di naufragare), né sviliscano le tante esperienze positive di accoglienza e integrazione che, in questi anni un po’ ovunque, abbiamo visto realizzarsi concretamente”. Riferendosi ai “provvedimenti di legge approvati”, come il Decreto Sicurezza, il presidente della Casa della carità afferma che “ci riconsegnano un compito ancora più difficile”. “Perché, ad esempio, sono stati creati grossi ostacoli ai percorsi di regolarizzazione”. Poi, il sacerdote nota il diffondersi “nelle viscere della società” di “una politica che si autoalimenta ricercando facile consenso, sfruttando paure e offrendo capri espiatori”, associando questa dinamica al fenomeno migratorio. “Il Vangelo non è un simbolo da agitare per segnare l’appartenenza a una fazione, ma va semplicemente letto”.

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