Giornata vita consacrata: mons. Semeraro (Albano), “la castità è generativa se la persona non è centrata su se stessa”

“Per entrare nel Regno dei cieli, non è sufficiente la castità. Occorre anche avere superato la tentazione”: lo scrive mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano, nella lettera pastorale diffusa oggi al termine della celebrazione per la Giornata per la vita consacrata e indirizzata proprio a presbiterio e consacrati. “Quando il Signore ci chiama e ci dice: ‘Io ho scelto voi’ (Gv 15, 15), non lo fa dopo avere selezionato i migliori in un concorso” osserva. E aggiunge: “L’orante domanda al Padre non di essere esonerato dalla tentazione”, ma “di non rimanerne intrappolato”. “Se la misericordia giunge a procurare la castità – prosegue – l’umiltà, quando è il suo habitat normale, la rende possibile”, perché “castità umile è quella che è riconosciuta non come una conquista personale, frutto dei propri sforzi ascetici, ma quale dono di Dio”. Sul rapporto tra verginità fisica e spirituale, mons. Semeraro scrive che “Sia che parliamo di verginità consacrata, o di impegno di celibato, o di castità, in alcun modo possono essere ridotti alla integrità fisica o alla rinuncia di sposarsi”. La castità allora diviene generativa se una persona non è “centrata in se stessa, né in rapporti egoistici con le altre persone” e si apre così “alla dimensione della generatività” che crea una “paternità spirituale” come “sacramento di un’Altra paternità”. Conclude così mons. Semeraro, prima di chiudere la lettera pastorale con un’analisi del magistero di Papa Francesco su missionarietà come maturazione di paternità e generatività.

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