Funerali bambino ucciso a Cardito: mons. Caputo (Pompei), “caro Giuseppe, la tua morte è un irreparabile sfregio all’umanità”

“Caro Giuseppe, anche a un sacerdote, a un ministro di Dio, dall’altare possono venir meno le parole, che non siano le preghiere: quelle che ti avvolgono, oggi, come le carezze alle quali hai più di tutti diritto”. È stata improntata a un immaginario dialogo con Giuseppe Dorice, il bambino di sette anni ucciso domenica scorsa a Cardito dal convivente della madre, l’omelia di mons. Tommaso Caputo, arcivescovo di Pompei, nella celebrazione dei funerali del piccolo, oggi pomeriggio, nella parrocchia San Giuseppe Sposo della Beata Vergine Maria. “Non vorrei, però, far mancare a te, nel giorno in cui vieni a dormire il tuo sonno eterno accanto e sotto la protezione della Vergine Madre, la Madonna di Pompei, quelle parole che possono servire a raccontarti del resto della vita che ti è stata così brutalmente estirpata”, ha aggiunto il presule.
“Vorrei dirti, anche per prendere noi coraggio dal tuo sacrificio, che non puoi esserti affacciato a questo mondo solo per farti vittima della violenza o degli attimi di follia, perfino di chi, per le controverse situazioni della vita, viene a trovarsi sotto il tuo stesso tetto – ha affermato l’arcivescovo -. Vorrei dirti che la vita è proprio tutto ciò che ti è stato negato, o che nei pochi anni che hai vissuto hai potuto solo scorgere per attimi, o addirittura avvertire come assurda e precoce nostalgia”.
“Caro Giuseppe, la vita ti ha perduto – ha proseguito mons. Caputo -. E ci mostra il rimpianto, la consapevolezza senza esitazioni di un male che diventa malessere, ci mostra gli occhi sbarrati di fronte a un abisso, i cuori afflitti di chi sente che la tua morte è un irreparabile sfregio all’umanità.
La vita ti è solo passata accanto; e ora che ti ha voltato così spaventosamente le spalle, di fronte all’orrore ma anche all’immensa pietà che la tua fine ha suscitato, viene da pensare che la nostalgia sia proprio per la vita che non hai potuto vivere”. Ma, ha sostenuto il presule, “vorremmo che tu sapessi: non era per te, e non può essere per nessun altro, l’abisso che invece hai trovato sulla tua strada. Non è roba che può appartenere, o può venire, dagli uomini”.
Mons. Caputo ha rivolto un pensiero anche alle sorelline di Giuseppe, “vittime anche loro di una cieca violenza”: “Esse, sottratte, speriamo per sempre, alla brutalità e all’aggressione, sentiranno più di tutti la tua mancanza e ti porteranno sempre nel cuore. La nostra preghiera di oggi è, dunque, anche per loro, perché la vita possa finalmente sorridere loro”.

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