Cambogia: p. Bolelli (Pime), “dai giovani rinasce una piccola Chiesa piena di vita”

“Una piccola Chiesa piena di vita”. La testimonia padre Luca Bolelli, missionario del Pontificio istituto missioni estere (Pime) da oltre 11 anni in Cambogia. A raccontare la realtà del Paese è il mensile “Popoli e Missione” della Fondazione Missio, presentando una nazione provata dal genocidio consumato dal dittatore Pol Pot, ma in cui i giovani sono oggi protagonisti di una nuova pagina di storia. P. Bolelli è missionario a Kdol Leu, un villaggio sulle rive del fiume Mekong, a circa 250 chilometri dalla Capitale. “La Cambogia attraversa un momento critico, sta passando dal millenario contesto rurale al mondo moderno – racconta -. Questo ha un grande impatto sulla popolazione, in particolare sui giovani”. Nella zona rurale di Kdol Leu, padre Bolelli è parroco di una comunità di cristiani, una fetta della piccola Chiesa del Paese che, su oltre 14 milioni di abitanti (in maggioranza buddhisti), conta circa duemila fedeli. “I cattolici sono un piccolo gregge molto giovane dove anche la Chiesa riflette la situazione di un Paese che sta risorgendo dalle sue ceneri. Da quando i conflitti sono finiti nel 1997, abbiamo avuto molte conversioni soprattutto tra i giovani khmer (etnia dominante, ndr) e non dai gruppi vietnamiti in maggioranza già cristiani. Cresciamo con piccoli numeri, ma cresciamo”. Raccontando l’impegno della Chiesa, il missionario dice che “è molto coinvolta nell’educazione dei giovani”. “La possibilità che hanno nelle nostre parrocchie e missioni di aggregarsi come gruppi giovanili è incredibile e nuova. I giovani sono attratti dall’idea di potersi incontrare e parlare di ciò che hanno più a cuore”.

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