Incontro abusi in Vaticano: mons. Martin (Irlanda) alle vittime, “nulla di ciò che dico può annullare il male terribile che avete subito”

“Mentre mi preparo ad andare a Roma per l’incontro con Papa Francesco sulla salvaguardia, voglio assicurarvi che siete assolutamente nei miei pensieri”. Inizia così un messaggio dell’arcivescovo di Armagh e presidente della Conferenza episcopale irlandese, mons. Eamon Martin, rivolto alle vittime degli abusi, alcune delle quali ha incontrato nelle scorse settimane: “Ho ascoltato come vi è stato fatto del male e siete stati violati e di come le vostre giovani vite sono state trasformate in un incubo da persone che hanno tradito la fiducia che voi e le vostre famiglie avete riposto in loro”. L’arcivescovo si dichiara “sinceramente dispiaciuto” per quanto hanno vissuto. “Ho imparato come l’abuso ha devastato la fiducia in voi stessi e negli altri, nelle relazioni, nella famiglia e, in alcuni casi, nel vostro benessere spirituale, emotivo, mentale e fisico”. Riconosce come l’abuso abbia “spezzato il cuore e lo spirito”, insieme al silenzio di anni e i “fallimenti” di chi avrebbe dovuto “ascoltare, capire, e fare ciò che sarebbe stato giusto”, fermare il violentatore perché non facesse male ad altri. “Sono sinceramente dispiaciuto per questi fallimenti”. Mons. Martin esprime comprensione per il fatto che “molti di voi trovino difficile perdonare”, “scioccati da ogni nuova rivelazione che riapre le ferite e fa sentire che la Chiesa non ha ancora imparato o compreso”. L’arcivescovo elenca quanto emerso dagli incontri con le vittime: “completa trasparenza e cooperazione con le autorità competenti e con la polizia”, “sforzi e standard consistenti per la protezione dei bambini”, il “coinvolgimento dei laici nel decidere e supervisionare le migliori pratiche”, verifiche “indipendenti sui progressi”. “Mi rendo conto che siete membra preziose del Corpo di Cristo; lo siete sempre stati e lo sarete sempre”, scrive nella chiusura del messaggio mons. Martin. “Meritate di essere creduti, amati e sostenuti, non isolati o visti come una minaccia”. Consapevole che “nulla di ciò che dico può annullare il male terribile che avete subito”, mons. Martin si impegna “ancora una volta”, “a fare tutto il possibile per garantire che le attività della Chiesa siano il più sicure possibile per i bambini e le persone vulnerabili”.

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