Tutela salute: p. Arice (Cottolengo), “sfida culturale, economica, innovativa”. “Scelta preferenziale i poveri tra emergenze salute mentale e anziani”

“Culturale, economica, innovativa”: questa la triplice sfida che il Cottolengo si trova oggi ad affrontare. Parola di padre Carmine Arice, superiore generale Piccola Casa della Divina Provvidenza (Cottolengo) che oggi pomeriggio ha inaugurato il convegno “Tutela della salute: un diritto ancora esigibile?” presso l’istituto a Torino. “La prima sfida che dobbiamo affrontare, prima ancora della sostenibilità economica, è quella culturale”, spiega. “Difficile apprezzare un’opera come la nostra che per scelta accoglie persone plurimorbide e che è disposta a condividerne il viaggio della vita anche senza alcun riconoscimento di tipo economico, se la loro esistenza è considerata inutile o peggio ancora eccessivamente onerosa. Eppure sono proprio loro ad essere definite dal Cottolengo le perle della Piccola Casa che ci onoriamo di servire. Molti di loro sono indigenti e solo la carità di Dio –  che in questa casa assume il nome di Provvidenza –  e la generosità di numerosi benefattori assicura loro possibilità e dignità di vita”. Quindi sfida economica e aumento della povertà sanitaria cui la Piccola Casa tenta di rispondere “offrendo cure sanitarie e assistenza con contributi economici da parte degli utenti proporzionate alle loro possibilità e non di rado anche gratuite. Ne è un esempio l’ambulatorio ‘Granetti’, nome del medico che ha aiutato il Cottolengo ai tempi della fondazione, aperto presso il nostro ospedale per rispondere gratuitamente a prestazioni sanitarie fondamentali. A questo ambulatorio vi accedono, assieme a immigrati, anche molti italiani”. La terza sfida, prosegue Arice, “la raccolgo dalle parole di papa Francesco, il quale ci invita sovente a non rimpiangere nostalgicamente un passato che non c’è più, ma ad accogliere un presente che ci provoca con una fedeltà creativa che coniughi nel tempo carisma di fondazione e mission”. In questa linea, spiega ancora il sacerdote, “si pone la nostra rinnovata scelta preferenziale per i poveri, e che oggi ci chiede di riflettere sulle nostre presenze e in un discernimento condiviso, se fosse necessario, di riconvertire attività che già trovano risposte in alcuni venerandi ospedali. La sfida è grande, ma una istituzione di ispirazione cristiana come la nostra non può la può trascurare, pena la sua insignificanza”. In questo senso, conclude, “abbiamo dato piena disponibilità a quanti sono responsabili della gestione sanitaria della nostra Regione ad aprire servizi nuovi per rispondere a nuove emergenze quali la salute mentale o gli anziani nella fase terminale della loro vita essendo queste categorie di persone dove gli indigenti sono numerosi”.

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