Sviluppo umano: a Dakar la riunione annuale del CdA della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel

Da oggi al 22 febbraio è in programma a Dakar, in Senegal, la riunione annuale del Consiglio di amministrazione della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel, che quest’anno festeggia i 35 anni dalla sua nascita. Fin dal 1984, per volontà di San Giovanni Paolo II, la Fondazione è stata affidata al Pontificio Consiglio Cor Unum, le cui competenze sono state assorbite dal Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. Al CdA prenderà parte il prefetto del Dicastero, card. Peter K.A. Turkson. Nel corso della riunione, il CdA sarà chiamato anche a esaminare i progetti in attesa di finanziamento. I progetti presentati per il 2018 sono in totale 125. I membri del CdA sono: mons. Lucas Kalfa Sanou, vescovo di Banfora (Burkina Faso), presidente del Consiglio di amministrazione; mons. Paul Abel Mamba, vescovo di Ziguinchor (Senegal), vicepresidente; mons. Martin Albert Happe, vescovo di Nouakchott (Mauritania), Tesoriere; mons. Ambroise Ouédraogo, vescovo di Maradi (Niger); mons. Ildo Augusto dos Santos Lopes Fortes, vescovo di Mindelo (Capo Verde); mons. Martin Waïngue Bani, vescovo di Doba (Ciad); mons. Gabriel Mendy, C.S.Sp., vescovo di Banjul (Gambia); mons. José Câmnate na Bissign, vescovo di Bissau (Guinea Bissau); mons. Augustin Traoré, vescovo di Segou (Mali). La zona del Sahel è una delle più povere al mondo, si legge in una nota del Dicastero, colpita da frequenti crisi climatiche e alimentari e, negli ultimi anni, divenuta uno dei principali bacini di addestramento di gruppi terroristici. Secondo il più recente aggiornamento dello “Human Development Index 2018”, tra gli ultimi 20 Paesi della graduatoria 19 appartengono all’Africa e, di questi, 6 si trovano proprio nell’area compresa tra l’Oceano Atlantico e il Mar Rosso, a sud del deserto del Sahara.

A nome del Santo Padre, e con la collaborazione della Chiesa e delle comunità locali, la Fondazione realizza progetti contro la desertificazione, nel settore ambientale, della gestione e dello sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento, degli impianti di pompaggio dell’acqua, del miglioramento dell’accesso all’acqua potabile per tutti, e delle energie rinnovabili. Essa si occupa inoltre di formare personale tecnico specializzato, che possa mettersi al servizio del proprio Paese. Nel corso del tempo la Fondazione è diventata uno strumento di dialogo inter-religioso: la maggioranza dei beneficiari, infatti, appartiene alla religione musulmana. E nell’ultimo anno, per la prima volta, sono stati presentati progetti relativi anche al tema delle migrazioni, per offrire, in particolare ai giovani, alternative concrete centrate sulla formazione e sulla generazione di fonti di reddito. Tutte le attività sono realizzate a favore dello sviluppo umano integrale delle comunità appartenenti ai Paesi membri della Fondazione stessa (Burkina Faso, Capo Verde, Gambia, Guinea Bissau, Mali, Mauritania, Niger, Senegal, Ciad). Tra i maggiori sostenitori e collaboratori nella implementazione degli aiuti si annoverano, in particolare, la Conferenza episcopale italiana, la Conferenza episcopale tedesca e l’arcidiocesi di Monaco.

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