Incontro abusi in Vaticano: mons. Scicluna, “il Papa non si nasconde, non evita di affrontare la realtà”. P. Lombardi, il programma della “tre giorni”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Il Papa non si nasconde, non evita di affrontare la realtà”. Così mons. Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e membro del Comitato organizzativo, ha sintetizzato l’atteggiamento di Francesco nel convocare, tramite un’iniziativa senza precedenti, un incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa”. A proposito del recente invito a non caricare troppo di aspettative l’evento, Scicluna ha commentato: “Maggiori sono le aspettative, maggiore è la frustrazione. Non si possono risolvere tutti i problemi in tre giorni, sarebbe un’aspettativa irrazionale. Se invece ci aspettiamo un ‘follow up’ dopo l’incontro, l’aspettativa diventa ragionevole”. Responsabilità, “accountability”, cioè “capacità di rendere conto di ciò che si fa”, e trasparenza: sono questi, ha ricordato padre Federico Lombardi, presidente della Fondazione vaticana “Joseph Ratzinger-Benedetto XVI” e moderatore dell’incontro, i temi delle tre giornate dell’incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa”, che si svolgerà prevalentemente nell’Aula Nuova del Sinodo, dal 21 al 24 febbraio. Nove relazioni, tre per ogni giornata – alternate a lavori di gruppo e relazioni di sintesi sui medesimi – una liturgia penitenziale sabato sera e una messa sabato mattina, seguita dal discorso finale del Papa: questo l’intenso programma d’insieme, per i 190 partecipanti provenienti dai cinque continenti, che saranno impegnati dalla mattina alle 9 al pomeriggio intorno alle 19.20. “Dalla sera del sabato tutta l’Assemblea si trasferirà nella Sala Regia del palazzo apostolico per una liturgia penitenziale”, ha annunciato Lombardi: stesso luogo per la Messa della domenica mattina, concelebrata con il Papa, che terrà un discorso finale. Lo schema di ogni giornata, ha reso noto Lombardi, prevede una preghiera iniziale del Papa, alle 9, a cui segue la proiezione di un video con la testimonianza di alcune vittime. Poi una breve introduzione del Santo Padre – “di tipo metodologico, non un discorso lungo impegnativo” – seguita da una prima relazione alle 9.30 e una seconda relazione alle 10.15, seguita dai lavori di gruppo. Nel pomeriggio si riprende alle 16, con la terza relazione e le domande. Alle 17 circa, si ritorna in aula per il lavoro di gruppo e la presentazione dei lavori di gruppo. La serata si conclude con una preghiera e la testimonianza di una vittima, “presente in sala ma riservata”, ha precisato il moderatore. Nove, nell’ordine, i relatori: il card. Tagle, mons. Scicluna, il card. Salazar Gomez, il card. Gracias, il card. Cupich, il card. Marx. Concludono l’elenco tre donne: Linda Ghisoni, sottosegretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, la decana dei vaticanisti, Valentina Alazraki, e Veronica Openibo, religiosa nigeriana. A pronunciare l’omelia, nella messa del 24 febbraio presieduta dal Papa e conclusa dal suo discorso, sarà mons. Coleridge, presidente dei vescovi australiani.

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