Incontro abusi in Vaticano: card. Cupich, “l’omosessualità di per sé non è una causa”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“L’omosessualità di per sé non è una causa”. A rispondere in questi termini ad una domanda sul fatto che più dell’80% delle vittime degli abusi, nella Chiesa, siano teenager maschi, è stato il card. Blaise Cupich, arcivescovo di Chicago e membro del Comitato organizzativo dell’incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa”, in programma in Vaticano dal 21 al 24 febbraio. “Credo che sia importante riconoscere il fatto che nella maggioranza dei casi le vittime degli abusi siano maschi – ha precisato Cupich – ma le organizzazioni internazionali hanno studiato profondamente questa questione: l’omosessualità di per sé non è una causa, gli abusi sono spesso una questione di opportunità, di occasione, hanno a che fare con un basso livello di istruzione”. Ciò non significa, tuttavia, sottovalutare l’importanza dello screening: per dimostrarlo, l’arcivescovo di Chicago ha citato il caso degli Usa, dove il picco degli abusi si è registrato negli anni Sessanta. “Ora siamo a 5 casi di abusi all’anno in media – ha rivelato Cupich citando il dato del 2017 – di cui 4 coinvolgono i sacerdoti. Un calo notevolissimo nella cifra”. “Quando si adottano i metodi di screening adeguati per i seminaristi – ha testimoniato l’arcivescovo di Chicago – si vede che i casi di abusi diminuiscono in maniera radicale”. Sull’efficacia dello screening psicologico per i candidati al sacerdozio si è espresso anche padre Hans Zollner, presidente del Centro per la protezione dei Minori della Pontificia Università Gregoriana e referente del Comitato organizzativo, che ha esortato tuttavia a non assolutizzarli: “Un test psicologico o un test a domande e risposte non può mai indicare con precisione assoluta se una persona sia omosessuale o a rischio pedofilico. Certo, esiste un livello di certezza di una valutazione, ma non è possibile su basi solo psicologiche dire al cento per cento se quella persona svilupperà o meno tali atteggiamenti. Gli psichiatri, in passato, pensavano di risolvere trattando gli abusatori: dopo un anno di cura, venivano rimandati in parrocchia e ricominciavano ad abusare. Oggi uno psichiatra serio non lo fa più, proprio perché non c’è la certezza assoluta”.

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