Haiti: p. Tousseliat (gesuita), “gente sfiduciata, non crede nel dialogo. Nel Paese mancanza di leadership a tutti i livelli”

“Qui da giorni tutto è fermo, i trasporti, sia pubblici che privati sono bloccati. Neppure noi gesuiti possiamo mandare avanti le nostre opere, compiere il nostro servizio”. Lo spiega, interpellato dal Sir sulla situazione di Haiti, il gesuita padre Mareus Tousseliat, che opera nell’ambito di “Fe y Alegria” l’organizzazione legata alla Compagnia di Gesù impegnata in ambito educativo in numerosi Paesi. Nel Paese caraibico dal 7 febbraio sono in corso manifestazioni di protesta contro il presidente Moise, sfociate in molti casi in atti di violenza. “La gente è molto agitata, aspetta una parola dal presidente – prosegue il gesuita –. Ma va detto che la classe politica non è all’altezza della situazione e che la gente non crede nel dialogo. A tutti i livelli si avverte una mancanza di leadership, anche nella società civile, anche tra i manifestanti”.
Haiti si sta avvitando su se stesso e tutto è in stallo: “Neppure noi gesuiti possiamo operare, la scuole sono chiuse e pure gli uffici. ‘Fe y Alegria’ gestisce cinque scuole. Una ridottissima libertà d’azione esiste in questi giorni solo nel nord del Paese, dove vivo io, ma si tratta di casi isolati”.
Il rischio è che aumenti l’ondata migratoria, ingente già da anni. Continua padre Tousseliat, che ricorda l’attività del Servizi gesuita ai rifugiati al confine con la Repubblica Dominicana: “Molti entrano via terra nel Paese vicino, altri tentano la traversata via mare verso altre isole caraibiche, in particolare le Bahamas, altri ancora fuggono per via aerea. Le destinazioni principali sono Brasile, Cile, Usa, Canada”.

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