Clero: mons. Giuliodori (Univ. Cattolica), “Papa chiede ai sacerdoti di essere misericordiosi e di mettersi in  gioco”

foto SIR/Marco Calvarese

Nella società di oggi, “al sacerdote è chiesto di farsi promotore di una Chiesa non arroccata, ma capace di entrare nel mondo e di mettersi in gioco, di farsi interpellare, anche se questo comporta lo sporcarsi le mani”. Lo ha sottolineato mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore intervenendo al convegno “Un secolo di (in)formazione”, organizzato dalla Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia (Faci) a Vicenza (nell’ambito di Koinè, il salone internazionale dedicato al settore religioso) per celebrare i 100 anni della rivista “L’Amico del Clero”. Da papa Francesco, ha ricordato mons. Giuliodori, arriva al clero un “messaggio forte”: “il sacerdote non deve rivestirsi di un ruolo, dell’autorità, ma è chiamato a partecipare al processo di svuotamento e libertà che gli consente di accogliere l’altro”. “Non ci può essere sacerdozio che non sia abbraccio ed espressione di misericordia”, ha rilevato il vescovo per il quale proprio “la misericordia è il codice interpretativo che più di ogni altro il papa attribuisce a al ministero sacerdotale”. Francesco, ha aggiunto, “indica dinamiche nella rivisitazione del ruolo e della missione del sacerdote e questo ha implicanze nella formazione”. In quest’ottica, ha concluso mons. Giuliodori, “il sacerdote deve essere in grado di condurre le comunità sulle frontiere di oggi, anche se scomode e difficili”.

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