Carità: mons. Semeraro (Albano), “chiamati a viverla nell’accoglienza e nella preghiera”

“C’è uno stretto legame tra l’accoglienza del povero e la preghiera; anzi, è proprio nella cura del povero che si verifica l’amore per Cristo”. Lo ha detto il vescovo di Albano, mons. Marcello Semeraro, nell’omelia della messa celebrata oggi nella basilica di San Pietro in occasione del pellegrinaggio della Caritas diocesana alla tomba di san Paolo VI. Un’iniziatica che, secondo il presule, ha un “duplice scopo”, cioè “preghiera e formazione”. Così ne ha ricordato il motivo. “Siamo venuti a Roma anche per onorare la memoria e pregare presso la tomba di san Paolo VI, il Papa che ha ridato una forma alla Caritas italiana centrandola sulla pastorale e sulla pedagogia caritativa”. Richiamando gli aggettivi con i quali il Papa santo parlava dell’opera della Caritas, mons. Semeraro li ha passati in rassegna: intelligente, discreta, silenziosa, animata dal Vangelo. Soffermandosi su “discreta”, il vescovo ha affermato che “è una carità illuminata non dalle nostre intenzioni, ma dalla carità di Dio, dal suo Spirito che è amore”. “Il ‘cuore’ di Dio deve illuminare e riscaldare il nostro ‘cuore’ ed è nella luce e nella misericordia di Dio che noi siamo chiamati a ‘operare la carità’”, ha aggiunto. Infine, il presule ha indicato il modo in cui “siamo chiamati a viverla oggi”. “Occorre conoscere dal vivo, attraverso il contatto diretto, i drammi personali e familiari e aiutarne la soluzione; soprattutto, però, c’è bisogno di stare vicini ‘col calore di una carità preveniente, discreta, rispettosa, operosa, magnanima’”.

 

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