Morti sul lavoro: mons. Pennisi (Monreale) ai funerali di Paolo Agrusa, “non possiamo rassegnarci a queste tragedie”

“Tutte le morti sono brutte, ma quelle sul lavoro sono ancora più tragiche. Non possiamo rassegnarci a queste morti, non possiamo abbassare l’attenzione di fronte a queste tragedie, che si abbattono su chi si reca al lavoro”. Lo ha detto ieri l’arcivescovo di Monreale, mons. Michele Pennisi, durante i funerali di Paolo Agrusa, l’operaio di 26 anni morto venerdì scorso a Corleone mentre stava lavorando su un traliccio della bassa tensione. Agrusa è stato colpito da un attrezzo caduto da un’impalcatura su un palo che lui e i suoi colleghi avrebbero smontato di lì a poco. “Ogni volta che un operaio muore, tutti dobbiamo sentirci coinvolti – ha sottolineato mons. Pennisi nella chiesa Madre di Balestrate –. Questo è un dramma di tutti. Non ci sono aggettivi adeguati per commentare questo modo atroce di morire per un incidente sul lavoro. È accaduto ciò che non dovrebbe mai accadere sul posto di lavoro, dove le persone si recano per guadagnarsi il pane col sudore e la fatica per costruire un futuro sereno e più sicuro per sé e per la loro famiglia”. L’arcivescovo di Monreale ha ricordato “che il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro”. “Questo in concreto significa soprattutto il diritto a processi produttivi che non rechino pregiudizio alla salute fisica e specialmente alla vita dei lavoratori – ha aggiunto –. Chiediamo con forza che siano chiarite al più presto le modalità di quest’ennesima tragica morte sul lavoro”. Mons. Pennisi ha richiamato i fedeli a condividere il dolore dei familiari del giovane. “A noi ora è chiesto un diverso ed altrettanto grave compito: vivere come “nostro” il dolore dei familiari di questo fratello defunto ed offrire loro la nostra vicinanza colma di affetto, la nostra partecipazione, fatta non di parole di circostanza, ma di riflessione silenziosa e di preghiera”. Parlando di Paolo Agrusa, lo ha descritto come “un giovane dedito alla famiglia e al lavoro, non pensava ad altro”. “La sua fatica quotidiana – ha detto – è diventata un vero sacrificio d’amore, pagato col prezzo altissimo della vita stessa”. Ha quindi dedicato il suo pensiero alle altre vittime che hanno perso la vita sul lavoro, ricordando in particolare Nicola Vitto, “l’operaio di 48 anni morto per un incidente mortale sul lavoro a Carini, nelle stesse ore”.

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