Minori: Save the Children, vittime di gravissime violazioni di diritti durante i conflitti

Secondo il nuovo rapporto di Save the Children, “Stop alla guerra sui bambini” lanciato oggi in occasione dei 100 anni dalla sua fondazione, il Consiglio di sicurezza Onu ha identificato sei gravissime violazioni dei diritti dei bambini durante i conflitti.  Anzitutto l’uccisione e la mutilazione. Oltre 10 mila i bambini uccisi o mutilati nel 2017. Solo in Afghanistan oltre 3 mila, la maggior parte dovuti a mine e ordigni inesplosi. Quindi il reclutamento e l’uso dei bambini soldato, fenomeno in crescita del 3% dal 2016 al 2017, con incrementi significativi in Repubblica centrafricana o la Repubblica democratica del Congo); la violenza sessuale, particolarmente allarmante in Siria e Myanmar. E ancora: i rapimenti (nel 2017 i casi registrati sono aumentati del 62% rispetto all’anno precedente, per un totale di 2556 casi, 1600 dei quali solo in Somalia ad opera di Al Shaabab); gli attacchi a scuole e ospedali, la maggior parte in Siria e Yemen, con il risultato che in entrambi i paesi oltre 2 milioni di bambini si vedono negato l’accesso all’istruzione; la negazione dell’accesso degli aiuti umanitari (più di 1500 i casi in cui è stato impedito l’accesso agli aiuti in aree di conflitto, il 50% in più rispetto all’anno precedente). Secondo l’analisi di Save the Children sulla base dei report Onu, il numero di violazioni dei diritti dei minori nel 2017 è stato di 25 mila, il numero più alto mai registrato prima. Dal 2010 ad oggi il numero dei bambini che vivono in aree di conflitto è aumentato del 37%, a fronte però di una crescita del 174% del numero di casi di gravi violazioni verificatisi.

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