Sant’Agata: don Sgroi (Cesi), “la pietà popolare guardi alla liturgia”

“I vescovi italiani, nella nota pastorale sul rinnovamento liturgico in Italia, hanno evidenziato che occorre ispirare la pietà popolare alla liturgia e vivificare la liturgia con la pietà popolare, perché il popolo cristiano avrà sempre bisogno dell’una e dell’altra e a Dio bisognerà lasciare aperte tutte le strade che conducono al cuore dell’uomo”. Lo dice don Giacomo Sgroi, direttore dell’Ufficio Cesi per la liturgia, per il quale “i tempi sono maturi per intraprendere un cammino autentico verso la verità delle forme della devozione popolare e, per farlo, occorre ricondurle alla loro origine”. “Nelle feste dei santi – aggiunge il direttore dell’Ufficio della Conferenza episcopale siciliana -, le devozioni devono evidenziare che essi non sono soltanto patroni e intercessori, ma prima di tutto frutto della Pasqua di Cristo e dell’azione dello Spirito Santo. Ci dicono che il Vangelo può essere osservato integralmente qualunque sia il nostro stato o la condizione di vita”. Don Sgroi, prendendo spunto dall’ottava di Sant’Agata che si svolge oggi a Catania, invoca un impegno a una “coerenza tra pietà popolare e fede”. “Per ricollocare al centro del mistero di Cristo certe espressioni devozionali fuggite nella periferia o staccate, è necessario che la pietà popolare guardi alla liturgia come a fonte e culmine. La liturgia, dal canto suo, deve essere consapevole della dimensione antropologica e comunitaria del culto cristiano. Non si deve tralasciare alcuno sforzo per raggiungere i fedeli nella loro realtà di uomini religiosi”. Infine, un riferimento al cammino che le Chiese di Sicilia hanno intrapreso da tempo: “Si tratta di semi che via via fioriscono e portano frutto”. La diocesi di Trapani, ad esempio, lo scorso 24 gennaio, ha presentato le linee guida diocesane sulla pietà popolare.

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