Papa Francesco: alla Fao, non esistono popoli “di prima” e “di seconda” classe, serve “meticciato culturale”

(Foto Vatican Media/SIR)

“La terra soffre e i popoli originari conoscono il dialogo con la terra, sanno ascoltare la terra, vedere la terra, toccare la terra”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, nel discorso rivolto alle popolazioni indigene, i cui rappresentanti ha salutato uno per uno, dopo aver pronunciato il suo discorso all’Ifad presso la sede della Fao. Francesco, in particolare, ha esortato ad imparare da loro per fuggire la tentazione di “una sorta di illusione progressista” a proposito della terra. Al riguardo, il Papa ha esortato a non dimenticare il proverbio popolare: “Dio perdona sempre, gli uomini perdonano qualche volta, la natura non perdona mai”. “Lo stiamo sperimentando, a causa dell’abuso e dello sfruttamento”, ha commentato ancora a braccio, affidando ai popoli indigeni il compito di tramandare la loro “saggezza ancestrale”. Sempre a braccio, il Papa ha poi denunciato un altro “pericolo” del “nostro immaginario collettivo”: chiamare i popoli cosiddetti civilizzati “di prima classe” e i popoli cosiddetti originari o indigeni “di seconda classe”. “È il grande errore di un progresso sradicato, disancorato dalla terra”, la denuncia del Papa, secondo il quale “è necessario che entrambi i popoli dialoghino”. “Oggi è urgente un meticciato culturale – la tesi di Francesco – in cui la saggezza dei popoli originari possa dialogare allo stesso livello con la saggezza dei popoli più sviluppati, senza annullarsi”. Il “meticciato culturale”, per il Papa, è la rotta da seguire “con la stessa dignità”, lavorando “per tutelare quanti vivono nelle zone rurali e più povere del pianeta, però più ricche nella saggezza del convivere con la natura”.

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