Papa Francesco: alla Fao, “mettere la tecnologia al servizio” del “protagonismo” dei poveri

(Foto Vatican Media/SIR)

Incentivare “una scienza con coscienza” e “porre la tecnologia realmente al servizio dei poveri”. Si è concluso con questo invito il discorso del Papa al Consiglio dei governatori dell’Ifad, pronunciato oggi presso la sede romana della Fao. “Le nuove tecnologie non devono contrapporsi alle culture locali e alle conoscenze tradizionali”, ma agire in maniera complementare e “in sinergia” con esse, ha detto Francesco, secondo il quale “è necessario scommettere sull’innovazione, sulla capacità imprenditoriale, sul protagonismo degli attori locali e sull’efficienza dei loro processi produttivi, per promuovere la trasformazione rurale mirata a sradicare la denutrizione e a sviluppare in modo sostenibile l’ambiente rurale”. “I problemi che segnano negativamente il destino di molti nostri fratelli nell’ora attuale non potranno risolversi in forma astratta, occasionale o effimera”, l’appello del Papa: “Oggi più che mai dobbiamo sommare gli sforzi, raggiungere il consenso, stringere legami”. “Le reti attuali sono tanto intricate e complesse che non possiamo governarle in modo occasionale, con risoluzioni di emergenza”, la proposta di Francesco: “Dovrebbe essere concesso il protagonismo diretto a coloro che sono affetti dalla povertà, senza considerarli semplici ricettori di un aiuto che può indebolire generando dipendenza”. “Affermare sempre la centralità della persona umana”, l’imperativo da raccogliere, partendo dalla consapevolezza che “i nuovi processi che si vanno generando non sempre possono essere incorporati in schemi stabiliti dall’esterno, ma devono partire dalla cultura locale, che è sempre originale”. Di qui l’elogio del Papa all’attività dell’Ifad, a favore di “una maggiore decentralizzazione” e della “cooperazione sud-sud”, “diversificando le fonti di finanziamento e i modi di attuazione, promuovendo un’azione basata sulle evidenze concrete e che, a sua volta, genera conoscenza”, a beneficio “degli scartati e delle vittime dell’indifferenza e dell’egoismo”.

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