Caritas: don Soddu (direttore), “no a solidarietà occasionale, coinvolgere e costruire legami”

“Occorre essere consapevoli che, a differenza di quanto accadeva fino a un recente passato, oggi il concetto di emarginazione è un concetto ‘contenitore’, in grado di descrivere bene la generalità del rischio di povertà e di marginalità sociale in cui si trova o può venirsi a trovare ogni persona, indipendentemente dal ceto sociale”. Lo dice il direttore nazionale della Caritas, don Francesco Soddu, in un’intervista rilasciata ai settimanali diocesani “Nuovo Cammino” e “SulcisIglesiente oggi”. “La presenza di situazioni di fragilità dai contorni non sempre ben definibili esige non solo una ‘politica’ più mirata ad affrontare le cause del fenomeno – spiega don Soddu -, ma anche una crescita della solidarietà sociale e della prossimità nella presa in carico delle situazioni più deboli”. Affermando che “nelle nostre città il disagio è in realtà una somma di precarietà e fragilità”, il direttore della Caritas sottolinea la necessità di “imparare a ‘leggere i territori’ in termini di relazioni, contatti, progetti”. “Un impegno che deve portare a rispondere ai bisogni che ci vengono segnalati, ma anche ad anticipare i fenomeni e a intercettare il disagio prima ancora che si acutizzi”. Infine, don Soddu sottolinea l’importanza di una carità non occasionale che “non si accontenta di un gesto, ma coinvolge e crea un legame”. “Non è dunque solidarietà generica, né tanto meno semplice elemosina. È nuovo modo di essere, stile di vita, sull’esempio di Gesù, dono di amore nella reciprocità per incidere sul costume e sulla vita comunitaria e sociale”.

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