Agromafie: Caselli (Osservatorio Coldiretti) e Fara (Eurispes), “mafia 3.0 dove organizzazioni criminali non si combattono e fanno affari. Urgente aggiornare normativa”

“Siamo ormai di fronte ad organizzazioni che esprimono una ‘governance multilivello’ o più ‘governance multilivello’ sempre più interessate a sviluppare affari in collaborazione che non a combattersi”. E’ la fotografia delle nuove agromafie scattata da Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes, e da Gian Carlo Caselli, presidente del Comitato scientifico della Fondazione “Osservatorio agromafie” di Coldiretti, che oggi hanno presentato a Roma il 6° Rapporto elaborato da Coldiretti, Eurispese e Osservatorio. “Il comparto agroalimentare – hanno spiegato – si presta ai condizionamenti e alle penetrazioni: poter esercitare il controllo di uno o più grandi buyer significa poter condizionare la stessa produzione e di conseguenza il prezzo di raccolta, così come avere in proprietà catene di esercizi commerciali o di supermercati consente di determinare il successo di un prodotto rispetto ad altri”. Oggi “si può ormai ragionevolmente parlare di mafia 3.0. La ‘struttura intelligente” si pone al servizio trasversale delle diverse organizzazioni, accogliendone le disponibilità finanziarie per valorizzarle e accrescerle attraverso modalità dall’apparenza lecita”. Per Fara, “la prima necessità è quella di aggiornare e potenziare l’attuale normativa in materia agroalimentare. Quella vigente è obsoleta e controproducente. Invece di svolgere una funzione deterrente, spinge a delinquere, essendo a tutto favore dei benefici (ingenti guadagni) il raffronto con i rischi (sanzioni per irregolarità). In sostanza, le norme vigenti sono una specie di ‘riffa’ che premia con l’impunità chi commette gravi malefatte mentre colpisce duro chi è responsabile di semplici bagatelle”.

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