Regionalismo differenziato: Giannola (Svimez), “lo Stato deve assumersi la responsabilità di fare perequazione tra aree forti e deboli” del Paese

Il dibattito sul regionalismo a geometrie variabili è rimasto per troppo tempo ai margini del dibattito pubblico e ora se ne continua a parlare in riunioni riservate. Il presidente dello Svimez, Adriano Giannola, intervenendo al seminario Cgil sull’autonomia rafforzata, ha spiegato come, man mano che trascorre il tempo, la parte più forte del Paese, il Nord, si trova ad essere sempre più debole e reagisce in modo sempre più aggressivo. “Questa – ha osservato – è la bomba ad orologeria piazzata alle fondamenta del nostro Stato”.
Il presidente dello Svimez ha ribadito che, come sosteneva la legge 42 del 2009, “è lo Stato che deve assumersi la responsabilità di fare la perequazione tra aree forti ed aree deboli”. Secondo il Giannola, “Cgil e Svimez condividono la tesi in base alla quale è la spesa storica a determinare differenze nei diritti essenziali di cittadinanza, in quanto cristallizza la diversità degli stessi”. Oggi, ha evidenziato, siamo in presenza di una vera e propria eutanasia della questione meridionale, che soffre per l’emigrazione del capitale umano e le trasfusioni di sangue in termini di finanziamenti dal Sud verso il Nord. Giannola ha proposto un nuovo Patto tra Centro-Nord e Sud, come avvenne negli anni ’50 e ’60, che furono proprio il periodo in cui il divario tra le due Italie era minore. “Poiché più va in crisi il Mezzogiorno, più questa crisi si riverbera sul Settentrione – ha concluso Giannola – bisogna puntare tutti insieme a fare del Sud il baricentro di un modello di sviluppo attorno al Mediterraneo”.

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