Pakistan: Ncjp, “non solo Asia Bibi. 187 i casi di cristiani accusati di blasfemia”. Monteduro (Acs), “non li dimentichiamo”

Pakistan: Manifesto della Ncjp contro la legge sulla blasfemia (Foto Sir/Rocchi)

Attualmente sono 187 i casi di cristiani accusati di aver profanato il Corano o diffamato Maometto. Il dato, fornito dalla Commissione nazionale giustizia e pace (Ncjp) della Conferenza episcopale pakistana, evidenzia come la legge sulla blasfemia “limiti fortemente la libertà di religione e di espressione. Nella quotidianità, infatti, viene spesso usata come strumento per perseguitare le minoranze religiose”. Una situazione allarmante, che non riguarda solo i cristiani. Dal 1987 alla fine del 2017, le persone accusate di blasfemia sono 1.534. Di queste 774 sono musulmane, 501 ahmadi (minoranza islamica), 219 cristiane, 29 indù e 11 di altre fedi. I numeri sono emersi durante un incontro a Lahore tra una delegazione di Aiuto alla Chiesa che soffre – Italia (Acs), guidata dal direttore Alessandro Monteduro, e una rappresentanza della Ncjp, coordinata dal direttore esecutivo Cecil S. Chaudhry. L’incontro, cui era presente anche il Sir, è servito per fare il punto sulla condizione dei cristiani in Pakistan a partire proprio dalla contestata legge sulla blasfemia che ha visto come esempio eclatante la vicenda di Asia Bibi. La donna cristiana di Ittanwali, nel Punjab, era stata denunciata per blasfemia da due sue colleghe di lavoro e da un imam, Qari Mohammad Salim. Un calvario cominciato nel 2009 e terminato con la piena assoluzione lo scorso 31 ottobre. Ma per una Asia Bibi assolta ci sono ancora 187 cristiani che attendono di essere giudicati. “La legge sulla blasfemia – spiega il direttore della Ncjp – distrugge le vite degli accusati, anche se non vengono giustiziati. È una norma che viene usata dai radicalisti islamici per definire questioni personali o perseguire vendette”. “Quando un islamico viene accusato di blasfemia e chiede perdono, la società è pronta a perdonare. Sarà solo lui a subire le conseguenze – afferma Chaudhry – ma se l’accusa riguarda un cristiano, i musulmani attaccano tutta la comunità cristiana, bruciando interi quartieri”. Come accaduto agli abitanti cristiani della “Joseph Colony” di Lahore, attaccati, nel marzo 2013, da circa 3mila musulmani che cercavano di catturare il giovane cristiano Sawan Masih accusato di aver offeso il Profeta Maometto. Ma se gli 83 uomini ritenuti colpevoli del rogo sono stati tutti liberati, Masih è stato condannato a morte nel 2014 e attende ancora oggi il processo di appello. “Le udienze vengono continuamente rinviate – spiega il suo avvocato Tahir Bashir – l’ultima era stata fissata per il 28 gennaio scorso, ma il giudice non si è presentato. Ora una nuova udienza è fissata per il 27 febbraio”. Qualcosa ora potrebbe cambiare. Almeno così sperano dalla Ncjp. “Dopo la revisione del verdetto di Asia Bibi – rivela Chaudhry – i casi di blasfemia vengono trattati con più cautela nel timore di errori nel giudizio da parte dei tribunali”. “La libertà di Asia Bibi è la vittoria della libertà religiosa” sottolinea Monteduro. “Il modo con il quale governo e forze di polizia hanno gestito le settimane successive all’assoluzione di Asia Bibi fa ben sperare. Le violenze dei gruppi estremisti sono state represse e sanzionate con numerosi arresti. Ci aspettiamo dunque che dal Pakistan giungano presto nuovi segnali a difesa della libertà religiosa. Per farlo, occorre tuttavia quanto meno ridimensionare la portata della legge sulla blasfemia. Per ciò che compete ad Acs, continueremo a sostenere le vittime, e i loro familiari, davanti alla cosiddetta Legge Nera. Acs non dimenticherà questi 187 uomini e donne detenuti per blasfemia”.

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