Elezioni amministrative: diocesi di Nola, invito “all’impegno libero, diretto e coraggioso” per il bene comune

“Il tempo dell’impegno è adesso. Siamo certi che tante persone delle nostre città sarebbero in grado di innervare di idee e sogni le istituzioni e la politica, è ora di provarci. Persone con idee e sogni e con la seria consapevolezza che governare è servire. Il nostro è quindi un invito all’impegno: libero, diretto e coraggioso. Ed è una promessa di accompagnamento a chi maturerà la scelta del servizio al bene comune”. È l’appello che il vicariato episcopale per i laici e quello per la carità, l’Azione Cattolica, la Caritas, la Commissione di pastorale sociale e lavoro, salvaguardia del creato, giustizia e pace e l’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Nola lanciano in vista delle prossime elezioni amministrative. Un appello che trova il pieno appoggio del vescovo di Nola, mons. Francesco Marino. Ad essere chiamati alle urne, tra pochi mesi, saranno i cittadini di dieci Comuni del territorio diocesano (Domicella, Moschiano, Taurano, Carbonara di Nola, Comiziano, Nola, Sant’Anastasia, Roccarainola, Liveri e Scafati). “Un momento delicato per le comunità – si legge nel testo diffuso dalla diocesi –, di verifica dell’operato della classe dirigente locale e, come nel caso di Nola e Scafati, anche di vera e propria rinascita, con l’uscita da gestioni commissariali”. I rappresentanti della Chiesa di Nola sottolineano la necessità “che la politica si riappropri di ‘sogni’, che torni ad essere capace di curare il presente con lo sguardo rivolto al futuro, che si assuma la responsabilità di lavorare per una società giusta perché dalla parte dei più deboli”. “Nella politica, a ogni livello, – prosegue il documento – c’è carenza di idee e, per certi versi, di ‘sogni’. Abbondano le scorciatoie: clientele, piccoli o grandi interessi, cordate, propaganda, illusioni, agitazione delle paure. Idee e sogni sono i grandi assenti”. Da qui l’invito a provarci, a mettersi in gioco, uscendo “da dicotomie strumentali e finalizzate solo alla raccolta del consenso: italiani contro stranieri, Sud contro Nord, Italia contro Europa e via dicendo”. Nella consapevolezza che “governare è servire, e servire è entrare sin nelle viscere delle questioni cercando di rendere le persone corresponsabili di scelte complesse, coraggiose, umane e trasparenti”. “È il momento di superare la soglia, mettere da parte paure e timori e provarci, candidarsi, raccogliere persone che vogliono bene alle città, mettersi in gioco, impegnarsi. A rischio di incassare fallimenti e insuccessi. A rischio di restare delusi e con le mani vuote”. Si può fallire, ma sarà meno grave rispetto al “restare spettatori, guardare da lontano ed essere indifferenti”.

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