Patti lateranensi: Regoli (Gregoriana), “mancano gli studi” 

“Parto da una constatazione singolare: l’assenza di studi sul Concordato del 1929. In Italia non abbiamo nessuno studio monografico. Non conosciamo le ragioni, possiamo fare solo delle ipotesi. Una di queste è che si è data per acquisita la conoscenza storica di quel passaggio”. Lo ha detto Roberto Regoli, professore straordinario della Pontificia Università Gregoriana, durante la tavola rotonda sul 90º anniversario dei Patti lateranensi. “Il concordato italiano contempla tematiche sia classiche sia tipiche della nuova epoca del dopoguerra. Fra le più dibattute ci sono le nomine ecclesiastiche” e poi “il tema educativo che per Papa Pio XI è centrale”. “Si precisa negli accordi che il candidato vescovo deve conoscere la lingua italiana”, in questo modo “il problema della nazionalità e dei nazionalismi entra nei testi giuridici”. “Un’altra problematica – ha aggiunto – è il rapporto fra il cittadino cattolico e il potere dello Stato, in una tensione permanente fra le leggi dello Stato e le leggi della Chiesa. Nel concordato italiano è stabilito il divieto di militanza dei chierici in qualsiasi partito. Troviamo tematiche presenti in altri testi dell’epoca ma anche originali: per esempio, l’autorità civile deve difendere l’autorità ecclesiastica. Il sistema concordatario di Ratti supererà lo stesso pontificato segno della lungimiranza delle trattative diplomatiche”.

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