Cure palliative: mons. Paglia (Pav), “accompagnano le persone verso la morte. Non sono né abbandono né accanimento terapeutico”

“Una globalizzazione senza l’ispirazione cristiana è povera di amore e in preda ai conflitti; e il compito del mondo cristiano consiste nel rimettere al centro le relazioni tra le persone: curare significa prendersi cura degli altri, come insegna il Vangelo. La parabola del Buon Samaritano assume una nuova dimensione nella società tecnologica e iperconnessa il cui risvolto sono persone «sempre più ripiegate nei propri recinti”. Lo ha ribadito mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita (Pav), parlando oggi a Mosca  nell’ambito del “Colloquio” che ogni anno Chiesa cattolica e Patriarcato di Mosca organizzano per ricordare l’incontro di Cuba tra Papa Francesco e il patriarca Kirill, avvenuto nel 2016. In questa occasione il tema del Colloquio è il fine vita. Mons. Paglia ha affrontato il tema “A servizio della dignità dell’uomo, chiamato alla vita”. Citando Humana Communitas, la Lettera inviata da Papa Francesco alla Pav in occasione dei 25 anni dalle fondazione, mons. Paglia ha sottolineato come nel prenderci cura, “dobbiamo occuparci della vita umana nel senso della qualità umana delle scelte che custodiscono e riaffermano il destino ultimo della vita” ed allo stesso tempo prenderci cura dell’ambiente. “Siamo chiamati a riscoprire il collegamento tra le relazioni tra noi e i luoghi che ospitano le nostre esistenze”. Dopo aver inquadrato le sfide a cui rispondere, mons. Paglia si è soffermato sul tema specifico del fine vita ed ha sottolineato come la Pontificia Accademia abbia inserito come uno dei punti qualificanti del suo impegno le cure palliative che “accompagnano le persone nel passaggio verso la morte; non abbandonano il malato come a volte fa la medicina quando ‘non c’è più nulla da fare’; non si indirizzano verso un «accanimento terapeutico».

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