Papa Francesco: Angelus, “insieme contro la tratta”. Appello ai governi per “affrontare le cause” di questa “piaga” e proteggere le vittime

foto SIR/Marco Calvarese

“Insieme contro la tratta! Non dimenticare questo. Invita ad unire le forze per vincere questa sfida”. Sono le parole pronunciate dal Papa, dopo l’Angelus di ieri, a due giorni dalla memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, giorno in cui si è svolta la quinta Giornata mondiale contro la tratta di persone. “Ringrazio tutti coloro che combattono su questo fronte, in particolare tante religiose”, l’omaggio di Francesco: “Faccio appello specialmente ai governi, perché siano affrontate con decisione le cause di tale piaga e siano protette le vittime”. “Tutti però possiamo e dobbiamo collaborare denunciando i casi di sfruttamento e schiavitù di uomini, donne e bambini”, l’altra esortazione del Papa, secondo il quale “la preghiera è la forza che sostiene il nostro impegno comune”. Poi Francesco ha esortato i fedeli a recitare con lui la preghiera a santa Giuseppina Bakhita, distribuita in piazza San Pietro: “Santa Giuseppina Bakhita, da bambina sei stata venduta come schiava e hai dovuto affrontare difficoltà e sofferenze indicibili. Una volta liberata dalla tua schiavitù fisica, hai trovato la vera redenzione nell’incontro con Cristo e la sua Chiesa. Santa Giuseppina Bakhita, aiuta tutti quelli che sono intrappolati nella schiavitù. A nome loro, intercedi presso il Dio della misericordia, in modo che le catene della loro prigionia possano essere spezzate. Possa Dio stesso liberare tutti coloro che sono stati minacciati, feriti o maltrattati dalla tratta e dal traffico di esseri umani. Porta sollievo a coloro che sopravvivono a questa schiavitù e insegna loro a vedere Gesù come modello di fede e speranza, così che possano guarire le proprie ferite. Ti supplichiamo di pregare e intercedere per tutti noi: affinché non cadiamo nell’indifferenza, affinché apriamo gli occhi e possiamo guardare le miserie e le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della loro dignità e della loro libertà e ascoltare il loro grido di aiuto”.

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