Latte: Coldiretti, “niente trattativa senza giusto prezzo ai pastori”

“Non ci sono più le condizioni per sedersi ad un tavolo con chi fino all’ultimo è rimasto sordo e indifferente alle proposte avanzate per dare risposte al dramma dei pastori”. Lo afferma la Coldiretti che chiede all’associazione degli industriali, che rappresenta le industrie casearie, di rendere pubblico a tutti i pastori della Sardegna la propria proposta contrattuale. “Il prezzo di circa 60 centesimi al litro – sostiene la Coldiretti – è una elemosina che non copre neanche i costi di allevamento e di alimentazione e spinge alla chiusura i 12mila allevamenti presenti in Sardegna in cui si trova il 40% delle pecore allevate in Italia, che producono quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60% alla produzione di pecorino romano (Dop)”. La situazione – precisa la Coldiretti – è “insostenibile”. “Siamo di fronte a un cartello dell’industria con l’iperproduzione del 2018, che si basa su una scelta della ‘trasformazione’ di lavorare Pecorino romano, non rispettando le quote produttive assegnate, e non si può scaricare completamente sul prezzo del latte alla stalla”. La responsabilità di ciò, secondo la Coldiretti, non sono dei pastori, che “non hanno prodotto un litro di latte in più, ma della ‘trasformazione’ che ha deciso di produrre più Pecorino romano rispetto ad altri formaggi dell’anno precedente”. “Ci rifaremo all’articolo 62 della legge 1 del 2012 in cui sono previste sanzioni oltre i 3 milioni”, afferma il presidente della Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu nel sottolineare che “l’art. 62 al comma 2 “vieta qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose”.

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