Colombia: diga di Hidroituango, rio Cauca ridotto a un rigagnolo. Zuleta (attivista) al Sir, “moria di pesci ora in decomposizione”

Decine di migliaia di pesci morti e in decomposizione. Il secondo fiume della Colombia ridotto a un rigagnolo. Fa ancora parlare di sé la diga di Hidrotuango, il megaprogetto idroelettrico lungo il fiume Cauca, in Colombia, nel nord del dipartimento di Antioquia. Martedì scorso la chiusura d’emergenza della porta 1, decisa dalla dirigenza dell’Epm, l’azienda che gestisce l’impianto, ha interrotto quasi completamente il flusso del fiume Cauca, il secondo del Paese con i suoi 900 chilometri di lunghezza, che solcano la valle tra la Cordigliera centrale e quella occidentale.

Il livello del fiume è sceso drasticamente, la moria di pesci ha raggiunto dimensioni catastrofiche (si parla di circa 65mila pesci morti), con danni incalcolabili e di lunga durata sia per i piccoli pescatori della vallata che per l’intero ecosistema. “In questo momento, l’emergenza maggiore è dovuta alla grande moria di pesci e di conseguenza alla qualità dell’acqua, a causa della loro decomposizione. Un grande problema per l’ambiente e anche per l’economia della zona”, spiega al Sir Isabel Cristina Zuleta, coordinatrice dell’associazione Ríos Vivos Antioquia, che da anni lotta per sensibilizzare sull’impatto dell’enorme diga. “In questo momento – prosegue – stiamo convocando una mobilitazione a livello nazionale”.

L’operazione idro-energetica più grande e dispendiosa della storia della Colombia continua dunque a mostrare tutti i suoi limiti. “E’ un grande accumulo di danni: ambientali, economici, culturali, alle popolazioni e all’ambiente – prosegue l’attivista –. Una situazione iniziata ancora nel 2009, all’inizio dei lavori della diga, e diventata via via sempre più grave”.
In effetti, “non è la prima volta che abbiamo grandi danni ambientali. Per esempio, nel 2015 c’è stato un grande inquinamento con una forte moria di pesci, per il diffondersi nel fiume del materiale da scavo. Sono ostati usati esplosivi, mine… Già un’altra volta il fiume è stato quasi prosciugato per innalzare la diga di cemento”, conclude Zuleta.
L’emergenza aveva toccato il suo culmine nel maggio scorso. In quell’occasione alcuni tunnel erano crollati o si erano ostruiti, facendo pericolosamente innalzare il livello dell’acqua mentre il bacino era ancora in costruzione; la stessa tenuta della diga era stata messa in discussione. All’epoca l’innalzamento del livello del fiume, a monte della diga, aveva provocato l’evacuazione di 9mila persone.

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