Senza dimora: Impagliazzo (Comunità S. Egidio), “Modesta ci ricorda che si può morire per un no”

Hanno tenuto in mano ognuno una gerbera colorata i tanti che hanno partecipato alla celebrazione commemorativa di ieri sera, che ha avuto luogo alle 19 presso il binario 1 della Stazione Termini di Roma per ricordare Modesta Valenti, la donna senza fissa dimora che 36 anni fa morì proprio alla stazione dopo ore di agonia, perché, essendo sporca e avendo i pidocchi, l’ambulanza si rifiutò di caricarla per portarla in ospedale. La preghiera di fronte alla targa che ricorda l’anziana originaria di Capodistria, come ogni anno, è stato voluta e curata dalla Comunità di Sant’Egidio e dalle Ferrovie dello Stato italiane, per non dimenticare chi vive per strada in povertà estrema, esposto al freddo dell’inverno e all’indifferenza.
Come si legge sul sito della Comunità di Sant’Egidio, Riccardo Pozzi, direttore centrale risorse umane e organizzazione delle Ferrovie dello Stato Italiane, ha sottolineato come il livello di povertà sia aumentato in Italia e ciascuno ha una responsabilità, quella di non lasciare le persone da sole e di rendere le stazioni luoghi dove poter trovare aiuto. Don Benoni Ambarus, direttore della Caritas romana, ha detto: “Non siamo qui per vivere nessun senso di colpa, ma è l’occasione per dire oggi posso fare qualcosa perché non si realizzino più cose del genere. Lasciamoci guardare da Modesta per prenderci l’impegno di uno sguardo diverso su ogni essere umano, soprattutto sui dimenticati, sugli ultimi, sui trasparenti del nostro mondo”.
“Il ricordo di Modesta di questa sera è divenuto un luogo sacro – ha osservato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio -. Ci ricorda una donna caduta per l’inaccoglienza e l’indifferenza. Non trovò una città che l’accogliesse. Modesta ci ricorda che si può morire per un no. Noi vogliamo ogni giorno invece dire dei sì, dei sì all’accoglienza. Modesta ci aiuta a ricordare i tanti morti di freddo questo inverno, ben 12. È il segno di una città dove non c’è spazio per tutti e questo è molto grave. Mi appello a chi ha responsabilità politiche, civili e sociali perché si agisca in fretta perché ci sia spazio per tutti”. Impagliazzo ha proseguito ricordando i nomi delle 12 persone morte dall’inizio dell’inverno.
La cerimonia di ieri è solo il primo appuntamento della Comunità di Sant’Egidio per non dimenticare chi vive in strada; il prossimo è fissato per domenica 3 febbraio, quando i senza dimora di Roma, i volontari loro amici e tutti coloro che vorranno unirsi si incontreranno alle 12 a Santa Maria in Trastevere per una celebrazione in cui verranno ricordati i nomi di quanti, come Modesta, sono morti per la strada negli ultimi anni.

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