Sea Watch: “Nessuna notifica di blocco amministrativo”

“La Sea Watch 3 non ha ricevuto alcuna notifica di blocco amministrativo”. Arriva via Twitter la smentita da parte di Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch Italy, della notizia del sequestro della nave che ha attraccato ieri nel porto di Catania e dalla quale sono sbarcati i 47 migranti soccorsi nei giorni scorsi nel Mediterraneo dalla Ong. “La Guardia Costiera è salita a bordo questa mattina per presentare la relazione dell’attività ispettiva effettuata nella giornata di ieri – spiega la portavoce di Sea Watch – si riscontrano alcune piccole attività da fare a bordo per poter ripartire in sicurezza, attività che si possono svolgere nel giro delle prossime 24 ore e che sono le normali attività di uno scalo tecnico di una nave che non tocca porto dal 14 dicembre”. In attesa delle decisioni della Guardia Costiera, da Sea Watch Italy puntualizzano che “non ci sono tuttavia le basi per un sequestro amministrativo”. Per quanto riguarda le questioni legate alla registrazioni della nave precisano che “la nave è regolarmente registrata come da diporto nel registro reale olandese e il suo uso è quello di nave da soccorso”. “Per la lunghezza e la stazza della nave – aggiungono – questo non sarebbe possibile in Italia, tuttavia per la legislazione olandese, a cui la nave fa riferimento, questo è assolutamente regolare ed è stato accertato recentemente dalle autorità ispettive dello stato di bandiera quando a Malta è stata in stato di blocco immotivato per quattro mesi”. Sea Watch Italy annuncia che pubblicherà tutti i risultati delle ispezioni e le certificazioni rispetto alla corretta registrazione della nave. “Ricordiamo – aggiungono da Sea Watch Italy – che la nave è una nave olandese sulla quale non si applica la legislazione italiana e invitiamo il governo italiano a non fare deliberatamente confusione in questo senso”. Sea Watch Italy ribadisce di “non ritenere corretto cercare a tutti i costi il pretesto per un sequestro della nave semplicemente per impedirgli di operare la necessaria attività di soccorso nelle acque di un mare dove le persone continuano a morire”.

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