Giustizia riparativa: Palma (garante detenuti), “non banalizzare, meglio parlare di ricostruzione dei legami sociali”

“La giustizia riparativa presenta un rischio, se la si banalizza: pensare che si limiti a un rapporto binario fra autore e vittima”. Lo ha detto Mauro Palma, garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, durante il convegno promosso oggi a Roma da Cnca e Cica. “Attualmente – ha continuato -, anche da parte della stampa c’è la richiesta che al carcere si accompagni la sofferenza per il detenuto. Come, per esempio, nel caso Battisti è stato sottolineato che, tornato in Italia, sia stato assicurato a sei mesi di isolamento dimenticando che la misura fosse normalmente prevista”. “Quando parliamo di rieducazione – ha osservato – ciò ha a che vedere con il sociale e non con l’etica. Compito delle istituzioni infatti è la reintroduzione sociale”. “Non uso il termine riparativa ma di giustizia ricostruttiva dei legami sociali perché il reato non si ripara. La ricostruzione avviene lungo due direttrici: una che guarda al passato e una al futuro. Nel passato c’è il riconoscimento dell’aggressione del bene e di chi lo ha subito. La vittima ha il diritto a veder riconosciuto come male quello che ha subito. La direttrice in avanti ha tre aspetti: il primo è non volere che si ripeta ciò che è avvenuto, il secondo è rappresentato dalle strategie, il terzo è che tutti gli attori si sentano coinvolti”. “‘Come rispondiamo al reato?’ dovrebbe essere la domanda, non ‘come puniamo il reo?’ – ha criticato il garante -. Piuttosto di parlare di pena parlo di progetto e invece di parlare di singolo, parlo di più attori. È un percorso molto complesso e solo attraverso l’accettazione di questa complessità possiamo non fare degli errori”. Infine, il monito: “Non bisogna cadere nel pericolo che la risposta al reato sia privatizzata”.

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