Giustizia riparativa: De Facci (Cnca), “si recupera un senso di comunità non rancorosa ma che cresce insieme”

Il convegno sulla giustizia riparativa in corso oggi a Roma è la fase finale di un percorso iniziato dal Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) chiamato “La pena oltre il carcere”. “Il progetto – ha spiegato Riccardo De Facci, presidente del Cnca – è nato da alcuni interrogativi sul perché persino noi non riusciamo a costruire percorsi di questo genere”. “In dieci anni – ha ricordato – su 10mila tossicodipendenti, soltanto 4mila hanno usufruito di misure alternative. Significa che 6mila persone sono state private del diritti, ovvero, a una alternativa alla situazione carceraria. Continuamo a pensare che il carcere debba essere una extrema ratio. Occorre una presa di responsabilità”. “È un momento difficile. Anche nell’area dei minori la giustizia riparativa fa molta fatica. Il confronto con il reato e con la vittima deve diventare parte del percorso terapeutico. Vorremmo – ha aggiunto – sempre meno parlare di casi ma di sistemi di intervento. Il rischio è essere bombardati da richieste di accoglienza in maniera improvvisata. Costruire insieme significa fare protocolli da seguire. Il rischio è che le risorse del volontariato siano affaticate. Ci piacerebbe cambiare il rapporto relazionale in un sistema di accoglienza”. “Il tema della giustizia riparativa recupera un senso di comunità diversa, non rancorosa, ma che cresce insieme. Ci piacerebbe – ha concluso – che da oggi, si possa ricostruire insieme dei presidi di civiltà e diritto”.

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