Giustizia riparativa: Ciappi (criminologo), “significa andare controcorrente rispetto a una società che invoca sicurezza”

La giustizia riparativa è una pratica dai tempi lunghi, in cui si accoglie l’altro e si ricostruisce la sua storia. Un impegno non facile, secondo Silvio Ciappi, criminologo, intervenuto oggi al convegno organizzato a Roma da Cnca e Cica. “Oggi – ha commentato – fare giustizia ricostruttiva è un’impresa, significa andare controcorrente rispetto a una società che invoca sicurezza. Occorre un cambio di mentalità”. “La sfida è superare la standardizzazione. A noi deve interessare il germe delle cose e non il ‘botto’ dei fenomeni che lascio ai salotti televisivi con i divani bianchi che servono a istigare la domanda di sicurezza. Bisogna ripartire dalla considerazione della relazione. Prima della mediazione ci deve essere una fase affidata al facilitatore, una figura su cui si sta lavorando. Una figura che faciliti l’idea del superamento del dolore, capace di chiedersi chi ha di fronte. Secondo me fare giustizia ricostruttiva significa mettere in atto il superamento di una ideologia. Il paradigma culturale sta in questo: evitare la cultura del botto e ricercare il germe. Presuppone dei tempi lunghi, non so quanto allineati con i tempi della giustizia. Il facilitatore deve cercare di ricostruire insieme alla persona la storia anche con i tempi lunghi”, ha concluso.

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