Giustizia riparativa: Castellano (ministero), “le risorse ci sono, ma vanno usate in una logica di sistema”

“Il tema esige un pensiero culturale profondo anche sul nostro sistema. La giustizia riparativa chiede” a chi ha commesso un reato “di vedere la responsabilità insieme alla vittima. Presuppone un modo diverso di considerare” i detenuti per individuare il “trattamento” ad hoc. Lo ha detto Lucia Castellano, responsabile della Direzione generale esecuzione penale esterna e di messa alla prova del ministero della Giustizia, in occasione del convegno sulla giustizia riparativa, promosso oggi a Roma da Cnca e Cica. “Al 15 gennaio 2019 – ha ricordato -, sono 10mila i detenuti ai domiciliari, 16mila gli affidati ai servizi sociali, 15mila i messi alla prova”. “Gli operatori mi dicono che sono pochissimi. Vuol dire che dobbiamo cambiare prospettiva: gli uffici devono fare da regia tra una serie di attori per ragionare di giustizia riparativa. Non è possibile lavorare per fascicoli – ha ribadito – ma chiedo agli operatori di ragionare per macroaree”. “Al territorio chiediamo di esserci. Per esempio, chiediamo all’Associazione nazionale dei comuni di collaborare. Per chiamare a raccolta tutte le risorse abbiamo bisogno di un database attraverso cui indirizzare gli utenti per ricevere le risposte. Se gli uffici non sono ordinati e le risorse non sono conosciute, possiamo fare anche un concorso per 10mila nuovi assistenti sociali, ma non è sufficiente. Non è vero che la giustizia riparativa è il fanalino. Nell’ultimo triennio abbiamo avuto 7 milioni di euro. Ne avremo 10 nel 2020. Dobbiamo fare un cambio di passo per gestire questi fondi. Le risorse ci sono, ma vanno usate in una logica di sistema”. “Il nostro impegno è quello di superare la standardizzazione e di avere un rapporto di regia con gli enti territoriali per fare percorsi insieme”, ha concluso.

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