“Donne Chiesa Mondo”: Goujon, “fede educa al tatto. Crederci affrancati dal nostro corpo è una temibile illusione”

La fede cristiana “è un’educazione al tatto nella misura in cui è incentrata sull’Incarnazione. Essa ci invita a prendere atto del peso del nostro corpo, delle nostre attrattive, e non a credercene affrancati, in una temibile illusione”. Ne è convinto Patrick Goujon, che nel numero di febbraio del mensile de L’Osservatore Romano “Donne Chiesa Mondo” sottolinea l’importanza della corporeità e quindi dell’atto di toccare. “Gesù tocca e si lascia toccare”, afferma richiamando gli episodi evangelici delle guarigioni, della peccatrice, l’apparizione a Maria di Magdala e l’incontro con Tommaso. E poi il Cantico dei cantici che testimonia, come altre “numerosissime opere cristiane”, che “questa condizione carnale è la base dell’espressione cristiana, il suo substrato, il suo humus. Non ci si separa dal corpo nell’esperienza spirituale” perché “la fede accoglie ciò che è in gioco sul piano umano”.
“Manifestandosi a me come il vivente che si lascia toccare – spiega Goujon -, Cristo invita a sentire nel più profondo ciò che mi lega, mi attira e mi trascina per lasciarvi sorgere lo spazio della mia libertà. Non è disapprovando il tatto né lasciandolo andare ai suoi impulsi che la mia vita si delinea. Il tatto è sopraffatto dall’esperienza dell’intangibile, che non è la promulgazione di oggetti o di persone intoccabili, nemmeno Dio”. “Occultato in una certa vulgata del cristianesimo – conclude -, il corpo è tuttavia proprio il luogo di nascita della parola credente. Il corpo che si lascia coinvolgere parla a Dio ma parla anche di lui”.

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