Brasile: Cimi su uccisioni indigeni, “avvengono sulla scia dei discorsi di Bolsonaro e delle scelte del Governo”

Il Cimi (Consiglio indigenista missionario) condanna l’assassinio di due indigeni dell’etnia Guajajara, uccisi sabato nello Stato brasiliano del Maranhão. Le due vittime facevano parte di un gruppo che procedeva in motocicletta lungo l’autostrada BR-226, quando da un’auto sono stati esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco. Il Cimi fa notare che questo è il secondo fatto di sangue in poco più di un mese, nel Maranhão: “Ricordiamo che il 1° novembre il leader Paulo Paulino Guajajara era stato assassinato all’interno della Terra indigena dell’Araribóia”. Ad oggi, “il crimine non è stato risolto e i criminali rimangono non identificati e arrestati”. La nota del Cimi condanna al tempo stesso l’attacco avvenuto nello Stato di Amazonas, nel quale era stato ferito Humberto Peixoto, morto sabato nell’ospedale di Manaus.
“Tali crimini, attacchi, minacce, torture e aggressioni, condotti in tutto contro queste popolazioni prosegue il Cimi -, hanno avuto luogo sulla scia di discorsi razzisti e azioni dettate dal Governo federale contro i diritti degli indigeni. Il presidente Jair Bolsonaro ha affermato e ribadito, in vari luoghi a livello nazionale e internazionale, che nessun millimetro di terra indigena sarà delimitato nel suo governo, che i popoli indigeni già hanno molta terra e ostacolerebbero il ‘progresso’ in Brasile”.
Bolsonaro ha ripetuto queste parole, denuncia la nota, anche “all’assemblea delle Nazioni Unite nel settembre di quest’anno, quando diverse terre indigene erano in fiamme, specialmente nella regione amazzonica. Sempre a settembre, il Ministro delle Miniere e dell’Energia ha dichiarato che stava preparando un disegno di legge da inviare al Congresso per regolare le attività minerarie e altre attività agricole nei territori indigeni”.

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