Amazzonia: Tuncak (esperto Onu) in visita a Piquià de Baixo. Le organizzazioni per i diritti umani, “dopo decenni di abusi è tempo di giustizia”

Per la prima volta è in visita ufficiale alla comunità di Piquià de Baixo, nello Stato brasiliano di Maranhão, Baskut Tuncak, relatore speciale delle Nazioni Unite su diritti umani e rifiuti tossici,  che condividerà le sue valutazioni in una conferenza stampa il 13 dicembre (ore 14) a Brasilia. La comunità di Piquiá – di cui si è parlato in Vaticano durante il Sinodo per l’Amazzonia (più volte denunciata anche sul Sir dal comboniano padre Dario Bossi) – è costretta a subire da decenni i disastrosi impatti sulla salute causati dall’inquinamento ambientale e acustico dell’industria mineraria e siderurgica. Le violazioni sono già state documentate in un rapporto del 2011 e del maggio 2019 dalla  Fidh (Federazione internazionale per i diritti umani). Nonostante la pressione della società civile e l’intervento delle Nazioni Unite in passato, né lo Stato né le imprese si sono assunti finora le proprie responsabilità. Una prima vittoria raggiunta è stata l’approvazione e l’avvio del piano per il ricollocamento di 312 famiglie in un nuovo insediamento chiamato Piquià da Conquista, che però ora rischia di essere influenzato negativamente dai tagli di bilancio dei programmi sociali adottati dal governo di Jair Bolsonaro. Le organizzazioni Fidh, Justiça Global e Justiça nos Trilhos invitano oggi lo Stato brasiliano e le imprese “ad assumersi le proprie responsabilità e a porre finalmente completo rimedio alle violazioni dei diritti umani e dell’ambiente che la comunità di Piquiá sta vivendo da più di tre decenni”. “Oggi chiediamo fermamente che lo Stato brasiliano garantisca la rapida conclusione dei processi in corso – affermano in una nota – e l’attuazione delle decisioni giudiziarie già emesse a favore delle famiglie di Piquià colpite negativamente dall’industria della ghisa e dell’acciaio e che si adoperi per garantire un risarcimento effettivo per le vittime”. Le organizzazioni chiedono inoltre di avviare “procedure investigative”, imporre “sanzioni alle persone fisiche e giuridiche responsabili”, “allinearsi alle norme giuridiche esistenti”, “fornire garanzie di non ripetizione”, e “adottare le misure necessarie per proteggere le famiglie dai rifiuti tossici”.

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