Papa Francesco: all’Acec, “per non cadere nell’autoreferenzialità vivere la vostra passione e competenza con senso e stile ecclesiale”

“Visione”. È il terzo compito che stamattina Papa Francesco ha affidato ai membri dell’Associazione cattolica esercenti cinema-sale della comunità (Acec), ricevendoli in udienza, nel Palazzo apostolico, in occasione del 70° anniversario di fondazione. “La visione di un’opera cinematografica può aprire diversi spiragli nell’animo umano – ha osservato il Pontefice -. Il tutto dipende dalla carica emotiva che viene data alla visione. Ci possono essere l’evasione, l’emozione, la risata, la rabbia, la paura, l’interesse… Tutto è connesso all’intenzionalità posta nella visione, che non è semplice esercizio oculare, ma qualcosa di più. È lo sguardo posto sulla realtà”. “Lo sguardo, infatti – ha aggiunto il Santo Padre -, rivela l’orientamento più diversificato dell’interiorità, perché capace di vedere le cose e di vedere dentro le cose. Lo sguardo provoca anche le coscienze a un attento esame”. Di qui l’invito a lasciarsi interrogare: “Com’è il nostro sguardo? È uno sguardo attento e vicino, non addormentato? È uno sguardo d’insieme e di unità? In modo particolare, a voi che vi occupate di cinema: è uno sguardo che suscita emozioni? È uno sguardo che comunica comunione e creatività?”. Per il Papa, “le risposte non sono scontate e richiedono un grande lavorio interiore. Lo sguardo comunica e non tradisce, impegna in stili di vita e azioni coordinate per un bene più grande del semplice interesse. Lo sguardo sta a fondamento della costruzione delle comunità. E voi sapete benissimo quanto sia importante superare gli steccati del passato per proiettarsi nei sentieri del futuro. Tutti voi avete nel Dna un sentire ecclesiale. Vi esorto a vivere la vostra passione e la vostra competenza con senso e stile ecclesiale: è la miglior medicina per non cadere nell’autoreferenzialità, che sempre uccide”.

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