Natale: mons. Tomasi (Treviso), “presepio segno importante dell’incarnazione, simbolo di vero amore e servizio ai più poveri”

“Il presepio è un segno importante dell’incarnazione e quindi un segno centrale della nostra fede, prima di tutto la fede che Dio ha in noi, scegliendo di donarci suo Figlio”: così il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, ha riflettuto sulla bella tradizione di allestire il presepe, un “admirabile signum”, come lo definisce Papa Francesco nella Lettera apostolica sul significato e il valore del presepe. Lettera pubblicata domenica 1° dicembre in occasione della sua visita a Greccio dove, nel 1223, San Francesco allestì la prima natività.
E proprio la Lettera del Papa è stato il dono che il vescovo ha fatto martedì al comandante dei Vigili del fuoco di Treviso e a chi ha allestito il presepio nella locale stazione. Il vescovo ha benedetto il presepio che i Vigili del fuoco hanno voluto allestire nel loro ambiente di lavoro, dicendosi contento di questa scelta.
“Il presepe è un annuncio del Vangelo – ha affermato il vescovo in quella occasione -, dice l’incarnazione di Cristo nella nostra storia, è simbolo di vero amore e di servizio ai più poveri. Un segno che, nell’infinita fantasia di Dio, ci mostra il bambino, il piccolo, il debole, il fragile, ci mostra i pastori, ossia i poveri che sono accolti da Dio e lo accolgono a loro volta, l’umanità che ha bisogno di cura, di amore. Il presepe ci commuove perché manifesta la tenerezza di Dio – come dice il Papa nella sua bella Lettera – che si abbassa alla nostra piccolezza”.
“Auguro a chi fa il presepio di poterlo fare in questo spirito, lo spirito dell’incontro con l’umanità, con quei piccoli e quei poveri. Il Papa parla di un invito a ‘toccare’ la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione, parla di un ‘appello’ a incontrarlo e a servirlo nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi. A me dispiace quando questo segno profondo della mia fede non viene accolto, ma bisogna accettare le scelte degli altri. A chi non fa il presepe – ha concluso il vescovo -, auguro di poter comunque incontrare l’umanità e di mettersi al servizio delle persone che eventualmente ci sono affidate, nei diversi compiti e ruoli che ciascuno vive”.

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