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Papa Francesco: Admirabile signum, “San Francesco realizzò una grande opera di evangelizzazione”

foto SIR/Marco Calvarese

“Quindici giorni prima di Natale, Francesco chiamò un uomo del posto, di nome Giovanni, e lo pregò di aiutarlo nell’attuare un desiderio: ‘Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello’”. È nato così il primo presepe, la notte di Natale del 1223. A raccontarlo è il Papa, nella lettera apostolica firmata ieri a Greccio. Alla vista del presepe – che non aveva statuine ma “fu realizzato e vissuto da quanti erano presenti”, inaugurando così la tradizione del presepe vivente – “la gente accorsa manifestò una gioia indicibile, mai assaporata prima, davanti alla scena del Natale. Poi il sacerdote, sulla mangiatoia, celebrò solennemente l’Eucaristia, mostrando il legame tra l’Incarnazione del Figlio di Dio e l’Eucaristia”. “È così che nasce la nostra tradizione: tutti attorno alla grotta e ricolmi di gioia, senza più alcuna distanza tra l’evento che si compie e quanti diventano partecipi del mistero”, scrive il Papa, che cita il primo biografo di San Francesco, Tommaso da Celano, il quale ricorda che quella notte, “alla scena semplice e toccante s’aggiunse anche il dono di una visione meravigliosa: uno dei presenti vide giacere nella mangiatoia Gesù Bambino stesso”. “San Francesco, con la semplicità di quel segno, realizzò una grande opera di evangelizzazione”, il commento del Santo Padre: “Il suo insegnamento è penetrato nel cuore dei cristiani e permane fino ai nostri giorni come una genuina forma per riproporre la bellezza della nostra fede con semplicità. Greccio diventa un rifugio per l’anima che si nasconde sulla roccia per lasciarsi avvolgere nel silenzio”.

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