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Diocesi: Termoli-Larino, corpo di san Timoteo sarà esposto in San Pietro a Roma. Evento di valore ecumenico

Entro domenica 26 gennaio 2020, memoria dei santi Timoteo e Tito, la diocesi di Termoli-Larino “vivrà un grande momento di grazia”. Per la prima volta, annuncia un comunicato della diocesi, “l’urna contenente il corpo di san Timoteo, custodita nella cattedrale di Termoli, sarà esposta alla venerazione dei fedeli in San Pietro, a Roma, in concomitanza con la celebrazione della Domenica della Parola di Dio istituita da Papa Francesco”. L’iniziativa è scaturita nel corso di una udienza privata concessa lo scorso 30 ottobre dal Pontefice a don Benito Giorgetta, parroco di San Timoteo a Termoli, che ha espresso al Santo Padre questo desiderio, condiviso con il vescovo, mons. Gianfranco De Luca. “Il Papa ha accettato e approvato questa idea chiedendo di informare il cardinale, suo vicario. In tale iniziativa è stata evidenziata la valenza ecumenica intorno alla figura di san Timoteo secondo quanto esplicitato dallo stesso Papa in una recente lettera apostolica in forma di motu proprio ‘Aperuit illis’ del 30 settembre 2019”.
La Chiesa di Termoli-Larino custodisce il corpo di Timoteo, “figlio prediletto” dell’apostolo Paolo: un documento lapideo, rinvenuto l’11 maggio 1945, nella cripta della cattedrale della città, attesta che il corpo ritrovato fosse proprio di san Timoteo, occultato dal vescovo Stefano nel 1239 e proveniente da Costantinopoli. L’annuncio dell’evento straordinario nel corso di una conferenza stampa tenuta nei nuovi spazi della curia vescovile (ex seminario) in piazza Sant’Antonio con mons. De Luca, don Benito Giorgetta e Alessandro Rucci, delegato episcopale del Centro pastorale per il Patrimonio artistico e i beni culturali materiali e immateriali della diocesi. “Inoltre, nel corso dell’udienza ricevuta da Papa Francesco, don Benito ha presentato anche un’altra proposta, quella di dedicare la giornata di domenica 17 novembre 2019 a una incessante preghiera per il Papa da parte di tutti i detenuti delle carceri italiane. Un’idea subito accolta dal Santo Padre e condivisa con don Raffaele Grimaldi, ispettore dei cappellani carcerari d’Italia”.

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